lunedì 11 marzo 2013

Calendario bretoniano


Calendario bretoniano



Significato
Equivalenza
Calendario Imperiale
Jour des sorcières OO
Giorno delle streghe
Anno nuovo
Hexenstag
Pluviôse
Mese piovoso
Febbraio
I. Nachexen 32 giorni
Ventôse
Mese ventoso
Marzo
II. Jahrdrung 33 giorni
Ste-Gudule
Giorno consacrato a Taal
Equinozio di Primavera
Mitterfrülh
Germinal
Mese della germinazione
Aprile
III.Pflügzeit 33 giorni
Floréal
Mese dei fiori
Maggio
IV. Sigmarzeit 33 giorni
Prairial
Mese dei prati
Giugno
V. Sommerzeit 33 giorni
Ste-Léonidas
Giorno consacrato a Myrmidia
Solstizio d'Estate, giorno più lungo dell'anno
Sonnstille
Messidor
Mese dei raccolti
Luglio
VI. Vorgeheim 33 giorni
Jour de mistères OO
Giorno del mistero
-
Geheimnistag
Thermidor
Mese del calore
Agosto
VII. Nachgeheim 32 giorni
Fructidor
Mese del frutto
Settembre
VIII. Erntezeit 33 giorni
St-Bénéhold
Giorno consacrato a Verena
Equinozio d'autunno
Mitterherbst
Vendémiaire
Mese della vendemmia
Ottobre
IX. Brauzeit 33 giorni
Brumaire
Mese nebbioso
Novembre
X. Kaldezeit 33 giorni
Frimaire
Mese freddo
Dicembre
XI Ulriczeit 33 giorni
St-Leu
Giorno consacrato a Ulric
Solstizio d'Inverno, giorno più corto dell'anno
Monstille
Nivôse
Mese nevoso
Gennaio
XII. Vorhexen 33 giorni

Note
  • ·         L'anno imperiale corrente è il 2512, il quarto anno nel regno del nostro amatissimo Re Charles III de la Tête d'Or.

  • ·      Geheimnistag è la sera di Geheimnistag.



domenica 10 marzo 2013

Non-umani in Bretonnia - Parte seconda, i nani e i mezzuomini


Nani a Bretonnia
Nani delle Montagne Grigie
Sulle Montagne Grigie è presente una numerosa popolazione nanica. Considerano il loro regno indipendente sia da Bretonnia che dall'Impero. La roccaforte maggiore è Karak Norn e ci sono anche una o due roccaforti minori nel sud delle Montagne Grigie.

 
Nani bretoniani
Di solito i nani bretoniani non sono eroi, piuttosto gente calcolatrice con una passione spropositata per il denaro. Alcuni di loro sono assai scaltri, infidi e piuttosto maligni, ma la maggior parte non sono così e sono persone rispettabili... se non ti aspetti molto da loro.
I nani bretoniani non godono di una buona reputazione tra gli altri nani.  Senza dubbio non ci sono roccaforti naniche rimaste in piedi a ovest deille Montagne Grigie e perciò questi nani sono sovente considerati poco più che barboni. Alcuni provengono dalle Montagne Grigie, altri sono nativi di Bretonnia. I nani imperialio hanno raramente affari nel paese. I nani bretoniani non godono dello status speciale che viene concesso loro nell'Impero. Del resto questa condizione particolare è connessa ai legami di amicizia che esistono tra i nani e il culto di Sigmar.Di conseguenza i nani sono piuttosto rari nelle città bretoniane. Quelli che ci sono solitamente non hanno un quartiere proprio, con l'eccezione del Vue du Rocher di Parravon. Alcuni insediamenti di nani minatori e cercatori d'oro possono essere trovati in tutta la Bretonnia. Una piccola popolazione nanica può ad esempio essere trovata nel Grung Gand, un insediamento minerario fortificato che si adagia sui monti tra Chimay e Montluc nel Massiccio dell'Orcal.
I nani bretoniani sono da tempo diventati diffidenti nei confronti dei bretoniani e dei loro modi decadenti.  Per tenersi fuori dai guai solitamente evitano di intromettersi negli affari degli uomini, ovviamente chiudono un occhio sui mali del paese. I bretoniani sono sempre un po' sospettosi nei riguardi dei nani, ma apparte questo vanno abbastanza d'accordo con loro. Le abilità dei nani nella costruzione, nell'attività mineraria, nella metallurgia o la loro natura marziale sono altamente tenute in considerazione, ma a causa dell'odierna situazione che c'è nel Regno, i nani preferiscono chiaramente pagamenti in oro e se possibile in anticipo! Questo talvolta fa infuriare i nobili bretoniani, ma se in una zona i loro servigi non fossero tenuti in alta considerazione, i pragmatici nani bretoniani semplicemente andrebbero da qualche altra parte.
Gli sventratori sono una vista rara a Bretonnia. Anche se danno ancora peso all'onore, pochi nani bretoniani lo tengono in così alta considerazione da prendere i terribili voti da sventratore. Peraltro in Bretonnia ci sono ben pochi pericoli ritenuti degni da uno sventratore, il che significa che chiunque abbia giurato da sventratore solitamente lascerà il paese.
I rapporti tra nani ed elfi sono tesi come in ogni altra parte del Vecchio Mondo (che significa che sono davvero molto tesi). Il passato non può essere cancellato, i suoi ricordi sono sempre presenti: le grandi battaglie della guerra tra elfi e nani fu combattuta sulle terre dove oggi sorge Bretonnia. Questo inflisse perdite amare da parte nanica, perdite che non sono mai state compensate dalla caduta dell'Impero Nanico che seguì subito dopo...

Mezzuomini a Bretonnia
Storia dei mezzuomini a Bretonnia

Primavera del 1848
- Il maltempo degli ultimi dieci anni rovina più volte le colture nell'Impero orientale. Il Convivio soffre la fame.
- L'elezione dell'Anziano del Convivio è controversa. La famiglia Basson che non riesce a essere eletta, decide di lasciare il Convivio.
- Pat Luckapple, un avventuriero mezzuomo che aveva servito parecchi anni nelle schiere del Visconte de Quenelles, si offre di guidarli verso Bretonnia, una terra dove il tempo, sostiene, è sempre mite.
Autunno del 1848
- Alcune famiglie di mezzuomi guidate la Luckapple attraversano le Montagne Grigie al passo Morso d'Ascia. Si stabiliscono nella città bretoniana di Quenelles.
Inverno del 1848
- I mezzuomini ricevono un caloroso benvenuto dai bretoniani, che hanno sofferto un calo di popolazione a causa di una pestilenza. I bretoniani apprezzano molto anche le loro torte.
-La comunità mezzuoma pare prosperare. Il Visconte de Quenelles impiega alcuni cuochi mezzuomini nelle sue cucine.
2220
- Il Re di Bretonnia e i suoi cavalieri visitano Quenelles. Il sovrano resta molto impressionato dalle torte che gli vengono servite. Molti mezzuomini seguono il re a Guisoreux.
2270
- Louison le halfelingue diventa il Mastro Chef della Corte Reale.Tuttavia, ciò non dura molto. I cuochi bretoniani tramanocon successo per la sua rovina con l'aiuto di alcuni religiosi bigotti presenti a corte...  In tutto il paese la cucina dei mezzuomini viene considerata roba da bifolchi. Alcuni cuochi mezzuomini vengono licenziati., ma non la maggiorparte, poiché in cucina restano utili. Alcuni cuochi mezzuomini restano nelle tenute dei nobili. Ogni volta che in un banchetto aristocratico viene scoperto che il cuoco è un mezzuomo, si scatenano molte derisioni. Tuttavia a Quenelles un cuoco mezzuomo riesce a mantenere un certo prestigio, Emilien Basson Folboeuf, che adotta completamente la cucina bretoniana. Egli fu anche il primo mezzuomo a condannare apertamente Louison, rompendo così la regola non scritta di solidarietà tra mezzuomini.

I mezzuomini nella Bretonnia odierna
In numero esiguo, ma abbastanza ricchi (soprattutto se paragonati ai miserabili contadini bretoniani). La comunità più grande, che si trova Quenelles, è dominata dalla famiglia Basson. Molto vicini a Quenelles ci sono anche alcuni insediamenti di contadini mezzuomini. Il Visconte di Quenelles per tradizione richiama reclute tra di loro per costituire la sua famosa unità di forestali mezzuomini. È necessario dire che vige una determinata divisione tra i mezzuomini bretoniani. Molti ne hanno abbastanza dell'atteggiamento dei Bassons (Il ramo Basson-Folbouf annovera tra i più ricchi mezzuomini di Bretonnia, che sono estremamente snob e si considerano una sorta di aristocrazia mezzuoma. A onor del vero i cuochi Basson-Folboeuf sono impiegati da una serie di importanti famiglie nobili di Bourgon e Lyonnais), in particolare l'avventura clan dei Perry. Quest'ultimo ha lasciato Quenelles circa cent'anni or sono per seguire la pericolosa strada del Massiccio dell'Orcal verso Bordeleaux. Nonostante gli attacchi subiti da orchi e da banditi, riuscirono a raggiungere la loro destinazione. Alcuni di loro si sono impegnati nel commerccio del vino in loco, mentre è giunta notizia che altri hanno preso parte in viaggi commerciali e di esplorazione all'estero.
Anche dopo la rovina di Louison, pochi mezzuomini bretoniani sono tornati nel Convivio, forse perché lì gli erano rimasti ben pochi parenti. Comunque i propri simili provenienti dall'Impero vengono sempre accolti a braccia aperte da tutti i mezzuomini di Bretonnia (eccetto forse che dai Basson-Folbouet?)

sabato 9 marzo 2013

Non-umani in Bretonnia - Parte prima, gli elfi


Non-umani in Bretonnia
Di Peter Butterworth

Questo articolo fornisce un po' di informazioni di background per i giocatori che intendono interpretare elfi, nani o mezzuomini bretoniani.

Elfi a Bretonnia
A Bretonnia si possono incontrare due tipologie diverse di elfi: Gli elfi del mare e gli elfi dei boschi.
Gli elfi del mare sono il ramo marinaresco degli elfi di Ulthuan. Avventurosi per natura, visitano i porti di Bretonnia per commerciare.
Gli elfi dei boschi sono i discendenti di quei coloni che rifiutarono di lasciare il paese dopo la disfatta nella grande guerra contro i nani più di quattromila anni fa. Per evitare di essere scoperti si nascondono nelle foreste più profonde e fondano lì i propri reami segreti. Hanno sviluppato un amore intenso per gli alberi e la natura in generale.

Elfi del mare
Sin dal loro ritorno nel Vecchio Mondo pochi secoli fa, gli elfi del mare hanno regolarmente visitato i porti bretoniani dal loro enclave di Marienburg. In verità i porti di Brionne e di L'Anguille erano grandi città fondate dagli elfi e questo forse può in parte spiegare il loro interesse. Ai giorni nostri ci sono famiglie elfiche residenti a Bordeleaux, principalmente impegnati nell'esportazione vinicola, e nell'Anguille, dove un tempo sorgeva orgogliosa la città di Tor-Alessi. I bretoniani di L'Anguille, che va detto, non sono mai stati rivali dei marienburger, sono felicissimo della presenza degli elfi del mare, ma gli elfi invece sono meno entusiasti. Molti infatti sono tristi per il loro patrimonio culturale andato perduto, mentre i loro antenati costruivano il Grande Faro della città, oggi esso è occupato dal Governatore e dai suoi uomini...
La decadenza bretoniana rattrista molto gli elfi del mare, di solito visitano esclusivamente i luoghi dove hanno affari da condurre. Alcuni luoghi vengono saggiamente evitati in toto, ad esempio la città dannata di Moussilon, altri luoghi come Brionne vengono visitati solo se strettamente necessario. In effetti molte navi elfiche sono cadute vittime della pirateria, un campo nel quale la collusione di Brionne è fin troppo chiara.
I contatti tra gli elfi del mare e gli elfi dei boschi sono pochi. Probabilmente perché le due razze hanno preso vie differenti e oggi hanno ben pochi interessi in comune. Tuttavia quando accade che si incontrino il contatto è solitamente cordiale, ma non apertamente amichevole, in quanto gli elfi dei boschi non hanno ancora completamente dimenticato che i loro parenti li abbandonarono. Gli elfi dei boschi non si fidano fino in fondo degli elfi del mare, in particolar modo se c'è il coinvolgimento un signore elfico proveniente da oltremare, ma saranno sempre dalla parte di qualsiasi elfo, preferendolo agli umani o ai nani.

Elfi dei boschi
Gli elfi dei boschi abitano le due grandi foreste di Bretonnia: la foresta di Arden e quella di Loren. La loro razza morente vive pressocché completamente separata dal mondo esterno. Mantenendo segreta la posizione dei loro reami evitano il contatto con gli esseri umani, che in genere disprezzano. Gli elfi dei boschi hanno osservato lo sviluppo dei bretoniani nel corso dei secoli, dalle primitive tribù dei Bretonni alla loro attuale società decadente. Hanno visto i semi del caos nei loro cuori... Quindi sanno bene che i bretoniani vorrebbero rubare la loro terra.

Elfi di Arden
Gli elfi di Arden sono assai meno numerosi dei loro parenti di Loren. Il loro insediamenti principale si trova nel sud-ovest della foresta. I bretoniani lo chiamano Bois Delouere. Gli elfi di questo luogo hanno relazioni frequente e abbastanza buone con gli umani della regione.

Elfi di Loren
Anche se gli elfi sono creature benevole per natura  che amano più di ogni altra cosa fare festa, cantare e danzare, diventano combattenti feroci quando si tratta di difendere le proprie famiglie e il proprio regno (basta pensare ai danzatori di guerra!) . La loro padronzana della foresta è tale che sono praticamente invincibili su quel territorio. Re Louis IV Lefranc, uno dei primi re bretoniani, lo capì dopo aver vanamente tentato di conquistare Loren. Alla fine invece decise di fare un trattato con gli elfi. Quest'ultimo, conosciuto come trattato di Salignac, concluse una specie di alleanza tra i bretoniani e gli elfi di Loren. I bretoniani riconoscono la sovranità elfica sulla foresta, mentre in cambio gli elfi si impegnano a impedire a tutti i nemici di Bretonnia di attraversarla, e ad agire come alleati in tempo di guerra. Gli elfi di Loren, come regola generale, uccidono chiunque tenti di entrare nel loro territorio, siano essi pelleverde o creature del caos, nani o uomini con cattive intenzioni. Per ora sono stati degli alleati miseri per i bretoniani , soltanto di rado inviano truppe per aiutarli, e solo se è nei loro interessi. La Corona di Bretonnia, anche se non ha mai apertamente reciso il trattato non ha mai abbandonato le proprie pretese su Loren. Certo, la conquista della foresta di Loren sarebbe un'impresa gloriosa, se raggiungerla fosse fattibile...

Athel-Loren
Le profondità della foresta di Loren ospitano la più importante comunità elfica del Vecchio Mondo, la mitica Athel-Loren, capitale del Re e della Regina degli elfi silvani. Agli umani è vivamente consigliato di non avventurarsi troppo in profondità all'interno di essa, poiché gli elfi scoraggiano i visitatori sia con la forza sia mediante illusioni magiche che fanno smarrire gli ospiti indesiderati, o li fanno passare senza che vedano niente.

Rapporti con gli altri elfi dei boschi
Di tanto in tanto vengono in visita elfi dei boschi di altri insediamenti. Sia di origini bretoniane che imperiali (ma le nazioni umane significano ben poco per gli elfi dei boschi), i visitatori sono sicuri di ricevere un caldo benvenuto.  Generalmente verrà organizzata una grande festa in loro onore. Per gli ospiti più importanti le celebrazioni possono durare alcune settimane.

Rapporti coi bretoniani
Gli elfi non sono benvoluti tra i contadini che vivono ai bordi della foresta di Loren. Quest'ultimi non conoscono bene gli elfi, ma di certo temono la loro potenza e la loro magia. Per quanto gli riguarda, agli arroganti elfi non dovrebbe essere data fiducia. Molti racconti terribili narrano di quelli che sono andati più in profondità nella foresta, fino ai confini col regno degli elfi, e non hanno mai fatto ritorno. Una credenza comune vuole gli elfi servitori di un'antica e malvagia strega dal grande potere. Quando ai margini della foresta avviene qualcosa di strano, gli elfi sono i primi ad essere sospettati. Al contempo è un pensiero ampiamente condiviso che Athel-Loren deve essere un luogo incantevole e meraviglioso. Come è facile dedurre, è qualcosa che sta tra il timore e la gelosia. I contadini soffrono gravi privazioni e l'opulenza, la felicità, la bellezza e la lunga vita degli elfi sembrano ai loro occhi cose maledettamente ingiuste.

Le loro città sono decadenti, le loro società sono corrotte e le loro menti sono perverse
Alcuni nobili bretoniani ufficialmente supportano gli elfi, ma nei fatti tramano segretamente per distruggerli. In primo luogo è ovvio che gli elfi non si fidano veramente di loro, molti di coloro che lasciano la foresta di Loren e trascorrono gran parte del loro tempo nelle terre degli uomini lavorano in realtà come spie. Gli elfi devono fare sempre attenzione a non restare intrappolati negli intrighi della nobiltà locale. Un raid fatto a sorpresa a un villaggio elfico potrebbe essere attuato con lo scopo di far cadere la responsabilità su un rivale. E poi qualsiasi rappresaglia da parte degli elfi può essere solo favorire la loro causa... In verità molti nobili bretoniani della regione di Lyonnais (in particolare  l'odierno Visconte di Quenelles) vorrebbero sbarazzarsi degli elfi che vedono come un grave fastidio. Attualmente gli elfi vietano severamente agli umani di abbattere un numero significativo di alberi della foresta di Loren. Ma del resto il legname e le famose latifoglie di Loren potrebbe farli arricchire. Si dice che ad Athel Loren ci sia anche il favoloso tesoro degli elfi d'un tempo, che sarebbe stato portato lì dopo la guerra contro i nani. Alcuni nobili incitano clandestinamente i propri contadini a uccidere gli elfi nella speranza che alcuni oggetti preziosi possano cadere nelle loro mani. Tuttavia non è tutto così tetro, poiché alcune vere e durevoli amicizie continuano a esistere tra le due razze. Alcuni nobili locali supportano davvero gli elfi e si desiderano che ci sia una maggiore comprensione tra i due popoli. Una cosa da tenere a mente è che quasi tutta la gente di bretonnia ama i menestrelli itineranti elfici e le loro leggiadre canzoni e storie. Elfi e umani si incontrano in buoni rapporti sulla Strada per Loren, una strada elfica che attraversa la parte meridionale della foresta di Loren e dà accesso a Passo Montdidier e dopo di esso all'Impero. Molti scambi commerciali hanno luogo qui. Gli elfi creano oggetti che vengono scambiati con spade e altri strumenti di ferro, che gli elfi non creano su larga scala nel proprio reame.
 
Il punto di vista elfico
La maggior parte degli elfi disprezza le razze più giovani (che a volte chiamano razze inferiori). Più che altro sono stanchi e arrabbiati dalla deprimente stupidità dei bretoniani. Le rivendicazioni della nobiltà sulla foresta di Loren sono solo un esempio. La foresta è degli elfi sin dai tempi antichi, quali diritti può mai vantare su di essa la giovane nazione di Bretonnia? Che diritto hanno di governare le terre di Bretonnia quando esso viene da loro, per loro il dominio è un atto di pietà?! Pochi elfi hanno cercato di lasciare il reame della foresta, dove vivono esistenze protette, ma talvolta gli elfi giovani sono desiderosi di vedere il mondo.

Nota: Probabilmente la maggior parte dei i pg elfi saranno quanto segue: Individui giovani desiderosi di andare a vedere com'è il mondo esterno. Potresti voler controllare alcune carriere specifiche per gli elfi dei boschi, le quali possono essere trovate in vari siti internet e utilizzate al posto di quelle standard del manuale base.

Un'ultima cosa
Gli elfi sono probabilmente più comuni in Bretonnia che nell'Impero, ma bisogna tenere a mente che anche in Bretonnia sono rari. Le relazioni tra gli elfi e i bretoniani solitamente sono buone, in particolare nei luoghi più cosmopoliti, ma posti come i margini della foresta di Loren sono ben lungi da esserlo.

Il Regno corrotto di Bretonnia - Prologo

Vorrei donarvi la mia personale traduzione di questo breve racconto. Si tratta del prologo scritto da Rory Naismith per il "Bretonnia Project", un manuale che intende descrivere Bretonnia così com'era stata pensata dai padri di Warhammer. Un regno tetro che ricorda la Francia pre-rivoluzionaria. Estraneo alla versione arturiana e cavalleresca nata a metà anni '90. Una delle banalizzazioni più atroci che sono state fatte al bellissimo background di Warhammer. Si tratta di materiale pensato per essere utilizzato in Warhammer Fantasy Roleplay 1st edition (Martelli da Guerra). In certe parti si è preferita una traduzione non letterale per la leggibilità e l'estetica del testo. Spero di proseguire con la traduzione di questo materiale affascinante, maturo e profondo quanto bistrattato dal grande pubblico. Le incisioni sono un inserto mio personale.


A proposito di questo libro
Solo alcuni punti  che, credo, possano aiutare a fare chiarezza:

- Questo libro è gratuito e gratuitamente distribuibile.
- La compatibilità con WFB non è il suo obiettivo. Questo lavoro è basato sulla descrizione di Bretonnia presentata nel manuale di WFRP. Ciò che abbiamo messo insieme è tetro, divertente e occasionalmente anche innovativo.
- Se non ti piace qualcosa di questo libro, cambialo. È un tuo diritto creativo di farlo.
- Infine, questo non è il mondo ufficiale di WFRP, ma soltanto quello del GameMaster.

Spero che ti piacerà la nostra visione corrotta di Bretonnia.

Grazie.
Peter Butterworth (Coordinatore del progetto).

Prologo
Di Rory Naismith



'... e con un gran ruggito il drago cadde esalando il suo ultimo respiro.'
Il lettore fece roteare in aria il suo corto e lucente coltello, quindi lo conficcò nel duro tavolo di legno. Fece un tonfo che, con un po' d'immaginazione, poteva facilmente sembrare che avesse infilzato la gola di un drago. Un sussulto, che ben si confaceva al loro fiato spezzato, sorse tra i tre ascoltatori. Sentendosi fiero di se stesso, il lettore chinò lo sguardo sul libro e proseguì. Quella sera si aspettava qualche spicciolo di apprezzamento dal pubblico soddisfatto.
'Il prode Sir Agravain ricuperò e pulì la sua spada, avanzò nella tana fetida e dal pavimento cosparso d'ossa. Lì, egli svincolò la leggiadra e verginale donzella dai suoi orribili legacci, ed essa emise un dolce gemito... '
'Ed essa cosa?' Chiese una voca sgarbata.
Il lettore ebbe un lieve sussulto, la sua immaginazione si arrestò bruscamente. L'avvizita foresta di Sir Agravain e la sua dama svanirono dalla vista, lasciandolo seduto a un tavolo scheggiato nella penombra, in una taverna puzzolente in una notte fredda.
'Ed essa emise un dolce gemito. Questo è quello che fanno le leggiadre, virginali donzelle quando vengono liberate da un impavido cavaliere vestito con un'armatura scintillante.'
Arnaud, l'oste, basso ma corpulento, incrociò le braccia e strinse gli occhi verso il lettore. La sua faccia sfregiata dal vaiolo fece contorcere nel disagio il giovane, mentre aspettava un qualche tipo di reazione. Alla fine Arnaud gnugnì sommessamento di disapprovazione per esternare il suo più sincero parere, controvoglia permise al lettore di continuare. Ma oramai la sospensione dell'incredulità si era dissolta.
Gemiti, dolcezza o altro non si sentivano dalle femmine dell'attività di Arnaud, ’Le Jardin d’Or’, e dal punto di vista suo e dei suoi clienti abituali, il meglio era lasciato per la cucina e la camera da letto. Quelle donne che venivano fatte entrare nella taverna erano legate da una restrittiva, ma non scritta, regola del silenzio e del rispettabile riserbo dalla conversazione tra uomini.
A modesto parere del lettore le storie di cavalleria non dovevano essere criticate e contestante. Chi era lui, o qualsiasi oste avvinazzato,  per emettere critiche a cospetto del grande Sir Agravain? Ma per aiutarsi a sfuggire dalle tribolazioni della vita quotidiana e, forse, guadagnare qualche soldo in più, continuò, determinato nel tentativo di salvare quanta più credibilità e spiccioli poteva.
'Ed essa emise un dolce gemito. Poi montarono il nobile destriero di Sir Agravain e cavalcarono attraverso la foresta per tre notti e tre giorni fino a che arrivarono dinanzi a un ponte angusto al di sopra d'un profondo fiume. Ma prima di questo fiume si trovarono davanti...'
'Un cavaliere in armatura nera, forse?'  tentò il soldato rasato che stava accovacciato su uno sgabello alla sinistra del lettore. Indossava una cotta di maglia e un pettorale fortemente consunto, un elmo ammaccato riposava sopra il tavolo accanto alla sua coppa di vino.
'Può darsi' , rispose il lettore, cercando di non rovinare ulteriormente la storia per gli altri, rischiando di perdere tutta la paga a novella finita.
'Dovrai attendere e vedere.'  Sorrise alla sua risposta perspicace e si preparò ad andare avanti, ma fu nuovamente interrotto dal soldato, che si stava allegramente e lentamente ubriacando col vino rosso pesante di Arnaud.
'Si vestono sempre di nero, i cavalieri cattivi. Così che i cavalieri buoni possano riconoscersi tra loro e non uccidersi a vicenda nelle storie.' Bevve un altro sorso di vino, poi iniziò a parlare con un tono del tutto più serio e sobrio, i suoi occhi sembravano essere fissi su una distante e nauseante visione.
'Se solo fosse così.'
'Se solo fosse così che cosa?' Chiese Jean Manger, l'alto e longilineo contadino che veniva in taverna per spendere quelle poche monete che riusciva a risparmiare (o forse, come il lettore sospetta, rubare alla moglie) ogni settimana in vino e racconti di cavalleria. Veniva ad ascoltare le avventre di Sir Agravain ogni settimana da quando il lettore aveva iniziato, e avrebbe fatto del suo meglio a recitarle di nuovo per i suoi figli: i leoni, le streghe e i cavalieri neri li terrorizzavano ogni notte fino all'atterrito silenzio. Un uomo così buono e onesto che in Bretonnia potrebbe essere trovato a lavorare i campi di qualsiasi signorotto.
'E quando i cavalieri cattivi non vestono l'armatura nera?'
Il soldato guardò di traverso il contadino, alla luce tremolante del fuoco il suo volto sembrò essere smunto e afflitto. Guardò brevemente Jean, poi lo scheletrico e imberbe lettore, quindi gettò uno sguardo intorno all'intero piccolo cerchio di uomini che stavano ascoltando le famose e illustri avventure di Sir Agravain il Puro.
'Ci sono cavalieri buoni? Ci sono mai stati cavalieri buoni? Se uno dei cavalieri che ho conosciuto avesse scoperto una donzella  nella tana di un leone l'avrebbe lasciata lì a marcire, oppure avrebbe mandato uno come me a uccidere il leone per suo conto. E che gli dèi proteggano quella ragazza che viene salvata da un cavaliere bretoniano.'
Le guance arrossate dal vento di Jean s'imporporirono ancor di più per tale affronto al suo eroe, ma il soldato lo zittì con uno sguardo di pietra e una mano alzata. Era deciso a dire la sua.
'Se tu avessi visto le cose che ho visto io', proseguì, 'la penseresti diversamente a proposito dei nostri audaci cavalieri. Sono sempre spronti a riempirsi di bottino - in oro e in donne - come un guerriero di ventura riscuote il soldo. E questo non è tutto: sul campo di Charentaine li vidi calare sui loro stessi uomini che erano fuggiti dinanzi al nemico, tagliare le loro gole come voi, miei bravi amici contadini, potreste preparare un maiale per la vostra cena.
'Vuoi dire', iniziò Jean, chiedendosi se avesse osato offendersi per la calunnia del veterano alla sua storia preferita (la sua miglior scusa per sottrarsi alla moglie per una sera).
'Che tutte queste storie di cavalleria sono fasulle?'
Prima che il soldato potesse parlare di nuovo, una voce risuonò da un angolo della taverna. fuori dal circolo degli ascoltatori. Era matura e distinta, un grido lontano dal duro accento provinciale di altri visitatori de Le Jardin d'Or, era la voce di uno che conosceva la cavalleria più dai libri e dai racconti che non dai sanguinosi campi di battaglia.
'Fandonie? Tu pensi di ascoltare fandonie? Questo barbone d'un fantaccino pensa che le eccellenze del Regno non siano migliori di lui, assassini a sangue freddo e mercenari?
L'irsuto soldato si alzò a metà per affrontare il nuovo interlocutore mentre avanzava lungo la stanza. Fino ad allora era stato seduto in silenzio in un angolo, meditabondo giocherellava con un medaglione adornato di pietre preziose, che apriva di tanto in tanto ed esaminava con le mani tremanti. Dopo un po' anche Arnaud aveva smesso di prestargli attenzione. Era alto, magro e si muoveva con la grazia di un ballerino. Un mantello scuro e caldo e un cappello a tesa larga, entrambi insudiciati da un viaggio, lo nascondevano da occhi indiscreti. Gli avventori pensavano che si fosse vestito così perché intenzionato a lasciare il volto nascosto sotto un'ombra scura. Tutto ciò che si riusciva a vedere erano i suoi occhi, occasionalmente brillanti alla luce. Il medaglione pendeva da una piccola catena d'oro e, anche se ora stava infilata dentro la manica, continuava a brillare intorno al suo polso.
'Osi insultarmi? Tu che stavi al caldo e al sicuro mentre io versavo sangue in tuo nome?' ringhiò il soldato. Il vino gli conferiva coraggio ed eloquenza. Gli altri videro un coltello nella sua mano, non avevano dubbi che fosse solo uno dei tanti che portava occultati addosso. Il soldato era pronto a scagliare la piccola lama sullo sconosciuto. Ci fu un lampo improvviso e un ansimare di acciaio, il soldato cadde seduto stringendosi la mano sanguinante, strinse i denti sopportando il dolore. Il coltello cadde lentamente sul pavimento, l'affilatura lanciava riflessi nella luce del fuoco. Nelle mani dello sconosciuto c'era uno stocco deliziosamente bilanciato, sul bordo aveva alcune macchie di sangue fresco. Brillava di una luce propria, gli avventori si resero conto che non era un'arma con la quale scherzare, era, se non altro, il tipo di spada che Sir Agravain avrebbe potuto brandire ai giorni nostri. Un Sir Agravain che si aspettava di combattere duelli piuttosto che draghi.
Per un istante tutto restò fermo e silenzioso, salvo le imprecazioni che il soldato lanciava per la sua mano ferita. Poi lo sconosciuto fece un passo indietro e, prendendo un fazzoletto di pizzo da una tasca, pulì la lama e la ripose nel fodero sotto il mantello. Per un istante le buone vesti di seta dello sconosciuto brillarono. Dopo aver fatto un passo indietro e aver lasciato che la solennità della sua presenza colasse a picco, parlò di nuovo.
'Oh, per favore, non sentirti offeso, robusto soldato. Non ho alcun dubbio che tu abbia ignorato tali irrisorie ferite l'ultima volta che ti sei sbarbato. E sugli uomini del tuo genere che la sicurezza del nostro Regno poggia fiera.Come stavo dicendo prima di essere interrotto, pensi che un cavaliere che si rispetti si getti sui ranghi serrati del nemico mentre ci sono altri a farlo per suo conto? Similmente a me, la nobiltà di questa terra limita i suoi eccessi marziali ad allenarsi nella scherma, alle giostre, oppure, se è avventurosa o temeraria, al duello d'onore.'
Lo sconosciuto si fermò un momento, incitato da qualcosa che aveva appena detto , piegò nuovamente la mano come se volesse raggiungere il medaglione nella manica. Si fermo all'ultimo istante. Nessuno degli altri avventori osò parlare a sproposito, l'uomo emanava un'aura di autorità che loro erano stati educati a venerare, ma era chiaro che le ultime parole gli avevano risvegliato una memoria triste. La cacciò in un attimo e finì in fretta
'E tu credi che la corazza di un cavaliere possa resistere a palle di cannone, dardi di balestre, piombo di moschetti o a colpi di spade e scuri ben assestati? Siamo tutti uomini di carne e ossa e oggidì, in quest'epoca, le armature sono giustamente relegate ai cortei sfarzosi e ai tornei per la gioia delle nobili signore. Queste attività sono assai più regolamentate e la faccenda è più tranquilla di quanto si possa immaginare, in parte perché non osiamo rischiare la morte o il disagio delle eccellenze del Regno, e in parte perché le nobili dame si agitano e svengono per via dei loro corsetti troppo stretti. Sei stato fortunato ad assistere a una carica di cavalleria vecchio stile a Charentaine, sebbene se in quell'occasione vi fu davvero un buon motivo per il quale portammo battaglia. Vuoi ricordarlo, per piacere, o ti sfugge dalla memoria?'

Proferì queste ultime parole con una nota di arroganza. Gli altri videro un'espressione di dolore sul volto del soldato, come se si sforzasse a rispondere, intanto continuava a cullare la sua mano insanguinata.
'Lo sai benissimo chi erano quelli che uccidevano e riducevano a brandelli, damerino bastardo!
'Sì?' Rispose l'uomo alto mantenendo saldo il controllo della situazione.
'Non furono i soli, ricordo. Anche voi stavate uccidendo, facendo a pezzi, sparando, accoltellando e razziando inezie dalle tasche dei cadaveri dopo la battaglia. Narra a questi ospiti contro quale tremendo nemico combattesti fianco a fianco ai cavalieri del Regno, in una battaglia essenziale per la sicurezza del Gran Reame di Bretonnia.'
Un rigidi silenzio cadde sulla locanda, Jean, il lettore e Arnaud scrutarono insieme l'ancora ignoto sconosciuto e il soldato. Notarono la mano dello sconosciuto muovere poco a poco nuovamente verso l'elsa dello stocco. Le guance del soldato erano rigate di lacrime mentre si sforzava a parlare.
'Erano contadini! Braccianti del signore che servivo! Si ribellarono e uccisero un esattore delle tasse che aveva tentato di prendersi tutto il cibo mezzo marcio che avevano messo da parte, e per questo sono dovuti morire. Contadini bretoniani affamati e disperati costretti alla rivolta da parassiti come te.' Il soldato si guardò lo sbigottito pubblico e tacque. Nascose il suo viso tra le mani e inizò a piangere come un bambino.
Il lettore, era soltanto un umile scriba non avvezzo a tali dure realtà, chiuse il suo libro e lo posò sul tavolo. Lo guardò come se fosse velenoso. Per qualche motivo non sentiva più giusto leggere quelle storie, gioire per le gloriose gesta di uomini pronti a dare battaglia ai propri inermi e denutriti contadini.
Jean guardò incredulo il soldato. Aveva sentito raccontare dalla sorella di sua moglie gli eventi di Charentaine, ma da quello che aveva sentito i nobili scesero in battaglia contro un pericoloso attacco perpetrato da spie straniere, o forse da schiavi di una strega. Se quello che il soldato aveva detto era vero, allora c'era possibilità, se un inverno rigido o un cattivo raccolto lo avessero privato dal cibo sufficiente sia per soddisfare il suo padrone, sia per sfamare la sua famiglia, che anche lui si sarebbe trovato così? Il solo pensiero lo fece restare di ghiaccio.
'Noto che ho turbato il vostro divertimento', disse lo sconosciuto guardando il libro sul tavolo e il soldato piangente. Il medaglione ingioiellato tornò nella sua mano, ma lui ne sembrava inconsapevole.
'Ma ho voluto mostrarvi la verità, svelare le bugie che nascondono queste storie gloriose e gli ornamenti scintillanti coi quali noi signori ci mascheriamo.'
'Quello che stai dicendo è tradimento. Perché ce lo stai dicendo?' chiese Arnaud, sempre prudente a proposito dei problemi che avvenivano dentro la sua locanda.
'Cosa ci impedisce di andare fuori e raccontare a tutti quello che hai appena detto facendo scoppiare un'altra rivolta...' ed esitando un attimo aggiunse, 'Mio signore?'
'Ve l'ho detto perché devo dirlo a qualcuno. Il senso di colpa e la coscienza devono essere soddisfatti in qualche modo, e quest'opportunità è buona quanto un'altra.'  Gli mancò la voce, gettò i suoi occhi verso il basso per nascondere completamente il suo viso.
'Una volta non mi importava nulla di te, nulla di nessuno che stesse fuori dai muri della mia tenuta o dai perimetro del palazzo d'Oisillon. Posso dire che ero felice? Se i ciechi sono felici per non aver mai visto, allora io ero felice. Ma fu tre mesi orsono l'albore del mio capire. Ero con te a Charentaine, soldato, non ricordi il nome dell'uomo che servivi? Lo hai mai saputo?
Il soldato lo guardò, l'odio nei suoi occhi. 'No.', rispose. 'Non conosco il suo nome. Tutto ciò che so è che mi ha pagato e che ho fatto il mio lavoro.'
Guardo alla sua destra e alla sua sinistra incontrando le disgustate e incredule espressioni degli altri avventori. Iniziavano a capire da soli quello che il soldato aveva fatto: la sua faccia sembrava coperta di sangue.
'Pensi che io sia orgoglioso delle vite che ho preso a Charentaine?' quasi gridò, non allo sconosciuto in particolare, non ai tre spettatori, piuttosto a se stesso 'Cosa dovevo fare?'
'Tu', disse lo sconosciuto, più calmo del soldato e con la voce quasi scevra dai sentimenti, 'Sei stato pagato per servire come hai servito. E questo cosa fa di me? Fu il mio balivo a essere ucciso da quei contadini mentre eseguiva i miei ordini. Assoldai dei mercenari per uccidere il mio stesso vassallo e ho anche preso parte in prima persona al massacro. Mi sentivo... bene, sul momento, da cavalcare e ridere e uccidere come un cavalieri dei tempi antichi. Cercavo di convincermi che non erano persone quelle che stavo massacrando. Suppongo che la celata della mia armatura ha fatto più che i bloccare i colpi del nemico. Fintanto che indossavo l'armatura, cavalcavo il destriero e di tanto in tanto faceva qualche patetico gesto cavalleresco, io ero l'ennesimo Sir Agravain e nessuno poteva contraddirmi.'
La mano guantata giocava freneticamente col medaglione, lo faceva ruotare frebbilmente ora in un verso ora in un altro. Egli era inconsapevole di ciò che stava facendo, ma gli altri inchiodarono i loro sguardi su di esso, cercando qualsiasi scusa per non guardare in faccia lo sconosciuto. Notò che i loro sguardi erano rivolti alla sua mano e rabbrividendo smise di giocare col medaglione. I suoi occhi si spalancarono mentre sollevandolo lo osservava. Tirò su il medaglione e mentre lo guardava da vicino una tenerezza nuova apparì sul suo volto e per un istante il lettore credette di veder scintillare una lacrima. Lo sconosciuto parlò ancora:
'Ma non è a Charentaine che il mio mondo è morto, anche se è lì che ha iniziato a corrompersi. Per tutto ciò disprezzo me stesso e le mie azioni passate. Mi sono trovato davanti soltanto parole di elogio per la mia azione ferma e la mia audace schermaglia nella battaglia di Charentaine. Col passare del tempo avrei potuto anche andare oltre e tirare avanti come ho sempre fatto. Tuttavia, non me la sono sentita.' Con un sospiro si appoggiò allo schienale e fece una pausa prima di dire a unu branco di contadini il segreto del suo dolore. Ma quel mondo ora non c'era più e il senso di colpa e il dolore avevano sopraffatto ogni traccia di decoro che era ancora in lui. Prima di parlare, comunque, sollevò il medaglione alla luce e lo aprì. Gli spettatori sbirciarono e videro il minuscolo e perfettamente eseguito ritratto di una bellissima donna, sullo sfondo blu del cielo c'erano alcune ditate di sangue.
'Io l'amavo, una volta. Come lo hanno fatto molti altri. Sono stato portato via da qualcosa di più forte che le parole e le insignificanti sottigliezze dell'onore. Presi la vita a un altro uomo per lei, e del fratello di quest'ultimo che cercava vendetta. Non c'era sangue a sufficienza sulle mie mani, ma quando lei fu disgustata e sconvolta da ciò che avevo fatto in suo nome, e mi disprezzò, era più di quanto potessi sopportare.'
Istantaneamente l'amarezza e l'acredine si impadronirono della voce dello sconosciuto, le sue dita divennero bianche quando strinse più forte la catena del medaglione.
'L'ho uccisa. Un momento di imbecillità, viziato dalla rabbia, e lei se ne è andata per sempre. Questo gingillo è tutto ciò che mi rimane. È tutto finito ora. Per quanto mi sforzi, niente sarà mai come prima. Per troppo tempo sono stato abbagliato, assuefatto e avventato, e io non sono né in grado né disposto a tornare indietro. Voglio dimenticare me stesso e il mondo che mi ha creato. E, per rispondere alla tua domanda sul perché non scoppierà una rivolta, è perché nessuno crederà mai a ciò che dici.'
'Cosa intendi dire con nessuno ci crederà mai?', chiese il lettore restio a credere che un gentiluomo  come siffatto sconosciuto avrebbe potuto compiere quello che aveva appena detto.
Lo sconosciuto rise debolmente 'Non vedi? Bugie e insensate sciarade sono tutto ciò che si trova nelle persone di Bretonnia - persone che sono cadute a Charentaine - e la crudeltà dei loro signori. Signori come me. Se si dovesse infrangere il sogno - come per me è stato distrutto e, temo, come ho distrutto il vostro - in tal caso la gente si sveglierebbe da un incubo.
'Allora', disse pacatamente Jean in seguito a una lunga pausa a causa dei suoi ansiosi pensieri 'Per cosa viviamo noi? Cosa può fare l'uomo comune come me se è tutta una presa in giro per farci stare buoni? E fino a che punto arriverà tutto ciò, mio signore? Come possiamo fidarci di qualcuno?
Prima che lo sconosciuto potesse rispondere, il soldato, col pianto ora sotto controllo, parlò ad alta voce. 'No! Non puoi fidarti di nessuno! In questa maledetta terra dove i signori massacrano i propri braccianti che si rifiutano di dare il loro ultimo boccone di grano, dove streghe ed assassini stanno furtivi tra le ombre, dove anche i santi e i sacerdoti non sono altro che bugiardi e ingannatori... qual speranza ci rimane? Nessuna. Possiamo sopravvivere solo essendo più crudeli e subdoli degli altri, questo è quanto viene fuori quando si cala la maschera.'
Il soldato si alzò piano, i suoi occhi arrossati e lucidi dal dolore nella sua mano e nel suo cuore. Iniziò a camminare lentamente verso la porta della locanda. Lo sconosciuto, mentre il soldato passava, gli posò una mano sulla spalla. Si tirò indietro la manica, sciolse la catena d'oro e consegnò il medaglione al soldato. Per un istante egli esitò, incerto se rinunciare a quel pegno di vita malfamata davanti a lui. Infine lo sconosciuto glielo spinse nella mano sana e disse 'Per favore, prendilo. È meglio che io dimentichi. La sua bellezza ti sia di conforto, come una volta lo era per me.'  Poi si voltò e stava per uscir fuori da Le Jardin d'Or, quando il lettore lo chiamò. 'Aspetta! Qual è il tuo nome, mio signore?' Il lettore attirò gli sguardi taglienti degli altri avventori: persino in quel momento c'erano talune antiche usanze che essi non amavano veder violate.
'Il mio nome' rispose con voluta lentezza, 'non ha più importanza.'  Si voltò per affrontare il lettore e gli si avvicinò 'Ma se sei determinato a volerlo sapere, in tal caso te lo dirò...'  Lo sconosciuto si chinò in avanti e disse il suo nome al lettore. Tuttavia quest'ultimo non percepì quanto era stato detto, poiché notò gridando che il volto del signore, così a lungo tenuto in ombra, era nero come la pace, rozzo e screziato, la pelle di una bestia. Mentre lo sconosciuto si tirava indietro, sorrise e disse a bassa voce:
'Guarda come le mie azioni mi hanno segnato'
Il lettore non parlà mai di ciò che aveva visto, restò scioccato senza battere ciglio, così lo sconosciuto uscì dalla locanda. Nessuno degli altri lo aveva visto in faccia così da vicino da essere in grado di riconoscerlo. Non che qualcuno nella locanda si augurasse o si aspettasse di rivederlo di nuovo. Lo sconosciuto, mischiatosi perfettamente con le ombre, era morto nella notte come un brutto sogno.
Tutti gli altri sentirono che era arrivato il momento di mettere fine alla serata e di ritirarsi nella confortevole normalità delle proprie case e dei propri letti. Il soldato, dopo aver osservato per alcuni minuti il medaglione che lo sconosciuto gli aveva dato, lo fece scivolare in una piccola borsa che teneva nascosta nel retro dello stivale in modo che nessun ladro potesse trovarla. Si diresse fuori dalla locanda senza aggiungere una parola.
Arnaud, l'oste, fece il giro per la pulizia della notte, Jean mormorò una buonanotte e uscì fuori furtivamente chiedendosi se fosse il caso di raccontare a sua moglie a sua sorella quello che aveva sentito. Decise di non farlo: erano cose che non avrebbe mai voluto sapere, non intendeva diffonderle.
Il lettore fu l'ultimo a uscire, dopo essere rimasto seduto a lungo riguardando il libro di storie cavalleresche posto sul tavolo. Quando finalmente si alzò per andarsene sentì i grugniti di impazienza di Arnaud. di sottofondo.  Si fermò un istante accanto al fuoco che andava spegnendosi e lasciò cadere il libro delle avventure di di Sir Agravain sulle braci ardenti. Prendendo fuoco fu presto ridotto in cenere e dimenticato.

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