martedì 17 dicembre 2013

La disfida di Ravola

La Disfida di Ravola

Questa storia molto nota a Tilea racconta di come i tileani misero fine alle ambizioni dei duchi bretoniani che volevano acquisire terra in Tilea. Alle pendici dei Monti Irrana ci furono diverse battaglie senza vincitori combattute tra nobili bretoniani e mercenari al soldo del principe di Miragliano. Questa versione della storia è stata trovata nella biblioteca di Miragliano.

Preoccupato di far rispettare i confini del suo principato agli arroganti duchi bretoniani, il principe di Miragliano offrì una tregua. I bretoniani accettarono di incontrarsi, sperando di guadagnare qualcosa intimidendo il principe col potere della loro cavalleria. Il luogo di incontro fu la piccola cittadina di Ravola, il primo insediamento sul versante tileani dei monti e uno dei luoghi ambiti dai bretoniani per via dei suoi eccellenti vigneti, anche se tutta la popolazione stava fermamente col principe.
La delegazione bretoniana era composta da molti orgogliosi e splendidi cavalieri accompagnati dai loro seguiti e molti araldi dotti delle leggi feudali del proprio paese. Il principe, che era accompagnato da una schiera di mercenari egualmente eccellenti, diede loro il benvenuto. Seguirono numerosi giorni di banchetti e danze prima di iniziare le discussioni serie.
A tal punto arrivava la prepotente arroganza dei bretoniani che uno di essi, chiamato Barone du Bors, dichiarò che i bretoniani erano cavalieri migliori dei tileani e così i tileani potevano solo consegnare Ravola e farla finita!
Sentito ciò, il capo dei Venatori mercenari chiamato Etto "il Feroce", divenne furibondo e sfidò i bretoniani a una giostra, velocemente imitato dal resto dei Venatori che si alzarono e lanciarono le proprie sfide personali. I bretoniani accettarono col loro tipico fare da spacconi. Il nobile bretoniano, certo che i suoi cavalieri avrebbero disarcionato tutti i tileani, offrì in palio, se i  tileani avessero vinto il torneo, la sua rivendicazione su Ravola. Il principe, sempre pronto a fare scommesse e conscio che la fortuna spesso aiuta gli audaci, accettò.
E così si prepararono per fare una giostra a Ravola composta da sette Venatori contro sette cavalieri bretoniani. Gli araldi spiegarono le regole ai tileani che non erano familiari coi costumi di Bretonnia. Questi stabilirono il divieto dell'utilizzo di armi incantate di qualsiasi tipo.
Il giorno seguente i bretoniani e i tileani si fronteggiarono, gli uni contro gli altri sul campo di Ravola. Poiché qui le donne bretoniane erano pochissime, il padiglione era pieno delle bellissime signore di Ravola e Miragliano che erano venute a vedere lo spettacolo. Chiaramente i  bretoniani erano tanto arroganti e presuntuosi che insistettero nel richiedere il favore di queste signore! Quindi accadde una cosa strana. Nel momento che i bretoniani richiesero il favore gli fu concesso, ma non sottoforma di veli o sciarpe! Ciò li mise in uno stato di benessere, tanto che furono pronti a giostrare con maggior confidenza del solito.
Presto iniziò la giostra. Per primo, tra lo sgomento dei compagni, fu disarcionato un cavaliere bretoniano. Poi un altro e un altro ancora finché tutti non furono gettati giù dai loro cavalli da guerra dai Venatori tileani. La giostra fu combattuta con lance spuntate così che tutti i cavalieri bretoniani sopravvissero e continuarono a sopportare l'imperitura vergogna e l'imbarazzo.
Uno degli araldi bretoniani gettò un occhio sulle lance tileane ormai rotte. Giratosi verso i Venatori urlò furioso che le loro lance erano più lunghe di quelle bretoniane, a quel punto le donne tileani risposte dagli spalti "Sì, lo sappiamo!", tutta la platea iniziò a ridere. L'araldo non poteva sostenere che le lunghe lance fossero incantate, i bretoniani non poterono fare nulla, se non fare bagagli e battere frettolosamente in ritirata lasciando la scena della loro umiliazione. Da quel momento non ci sono state ulteriori rivendicazioni bretoniane su nessuna terra di Tilea.
Voci dicono che le donne tileane non volevano concedere nessun "favore" ai cavalieri bretoniani ma Etto e il principe le persuasero con una richiesta che non potevano rifiutare. Così fecero modo che i bretoniani fossero compiaciuti e storditi dal fascino delle signore e non notarono che tutte le lance tileane erano un poco più lunghe delle loro! 

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