domenica 7 maggio 2017

Il Califfato di Al-Jawhar

Voglio condividere con voi questo piccolo progetto di ambientazione fantasy.



L’etnia dominante nel Califfato è quella dei Sindiri, le minoritarie sono quelle degli izid, i mandhai, i kurishiti e gli akdiri. Esistono anche piccole rappresentanze di altre etnie, soprattutto nelle città costiere. Nel Califfato vive anche l’etnia non umana degli zawa, degli uomini-rettile.
Ci sono molti culti idolatrici, ma la religiosità si divide in due modi di intendere gli dèi: i monoteisti dell’ovest che adorano la pietra del deserto e tutti gli altri che adorano la pietra senza considerarla però l’unica divinità.
I monoteisti dell’ovest esigono una guida religiosa forte, per questo il potere non è in mano  un emiro, ma all’Ayatollah e al suo concilio di pir (santi). Il potere politico dei sacerdoti nel resto del califfato è in genere assai minore.

L’idea di avere una guida forte va ricercata nel fatto che anticamente i sovrani di queste città, che non facevano parte dell’Impero Mithan, erano considerati semidei.
Quello che oggi sono i deserti occidentali furono l’impero dei djinni (Almajistir), il deserto orientale fu l’impero dei draghi (Khisan), questi avevano come sudditi degli uomini-rettile chiamati Zawa, una razza più antica di quella umana. Gli umani erano loro sudditi, ma con un ruolo marginale, spesso erano schiavi.
Le leggende affermano che lo scontro tra i due imperi fu tanto atroce che fu fatto uso di un incantesimo tanto potente che li distrusse entrambi creando i deserti ricoperti di rovine che possiamo vedere oggi. Fu in quel momento che inizio la storia dell’umanità. Gli umani schiavizzarono gli zawa, che erano i servitori dei draghi, considerandoli impuri e corrotti, oggi molti zawa si sono guadagnati la libertà o sono nati liberi, a volte gli schiavi tentano di fare rivolte armate, darsi al banditismo o mettersi al servizio dei pochi draghi rimasti che vivono come solitari tiranni del deserto.
I Djinni sopravvissuti vivono nel deserto occidentale e vengono adorati da alcune tribù di nomadi.

Città

NAFKANDALA: Città santa dell’Ovest, qui i nomadi del deserto portarono la Pietra. Qui riposano le spoglie mortali di Babur Kanif il conquistatore, il profeta che portò il culto della Pietra dal deserto. La fede monoteistica è totale, gli altri culti sono a malapena tollerati sotto pagamento di una tassa. La città ha molti contatti coi nomadi del deserto, la sua popolazione è in gran parte imparentata coi clan nomadi, quindi è principale snodo carovaniero per le merci, possiede molti caravanserragli e locande. I suoi luoghi di culti attraggono ogni anno migliaia di pellegrini.
Il governo è teocratico, il leader è l’ayatollah Naazir, che a parole si oppone ferocemente ai maghi di Dagardi, ma il commercio mediato dai nomadi tra la magocrazia e la teocrazia è un pilastro economico per entrambi. L’ayatollah non giura fedeltà al califfo, è spesso in contrasto con Nolybab, che considera una città decadente e corrotta.

TURABAH: Emirato che ha giurato fedeltà alla teocrazia di Nafkandala. La città è costruita sul lago Nabr, che gli dona un clima mite e grandi coltivazioni e allevamenti. La città è meta di pellegrinaggio minore perché è stata sito della prima grande battaglia di Babur Kanif, e qui egli ha vissuto l’esperienza mistica del Viaggio Celeste.

ARSAB: Importante città mercantile del sud, da qui passa il commercio verso il Kush e verso il Mahadesh. Si tratta della città più ricca del califfato, ma la sua politica è molto instabile e le rivolte e gli assassini politici sono comuni. I mercenari stranieri assoldati dall’emiro ultimamente stanno creando problemi e rivendicando sempre più diritti. L’emiro locale è una figura marginale che, se intende avere un peso, deve lottare contro forti élite mercantili. Ad Arsab vivono numerose comunità straniere in appositi quartieri istituiti ufficialmente. Si tratta della città più libera e cosmopolita del paese.

ZULFIKAR: La città della scimitarra si trova a nord, in una fascia climatica mite e vicina a boschi e monti che le forniscono legname e minerali per produrre gli oggetti per cui è nota nel mondo: le spade. La straordinaria tradizione degli armaioli è un’eredità dell’antico impero draconico di Khisan, e delle sue Forge del Cielo, un luogo mitico che si trova da qualche parte nel Deserto del Drago. La scimitarra di Babur Kanif proviene da qui. Ora è andata perduta. La popolazione è nota per essere composta in maggioranza dai Kurishiti, un’etnia di montanari fieri e rinomati per le arti belliche, un tempo signori del paese perché arrivati come conquistatori e sudditi dell’Impero di Mithan. Poiché il nucleo principale dei fabbri dell’impero di Khisan erano zawa, qui non sono mai stati schiavi, sono cittadini liberi e tra i più rinomati armaioli.

NOLYBAB: La capitale del Califfato. Il califfo comanda formalmente tutti gli emiri, che però sono di fatto indipendenti. La città è maestosa e le sue architetture sono straordinarie, con grande uso di marmi colorati e mosaici. Centro produttivo e culturale del paese, vive un rapporto di tensione con le città sante dell’ovest, ne detesta l’indipendenza e ne invidia il possesso della pietra e delle tombe degli eroi. Gli aristocratici sono particolarmente sfarzosi e persino i mercanti e gli artigiani minori amano sfoggiare il lusso che possono permettersi. La città è spesso accusata di essere corrotta, in effetti il carattere della popolazione, la mescolanza etnica e la grande vita urbana hanno fatto allentare la corda sulle pratiche vietate del gioco d’azzardo, del consumo di alcolici e della prostituzione. La grande università è sede degli scienziati e dei pensatori tra i più importanti al mondo, anche studenti stranieri studiano qui.

KARABAN: A nord di Nolybab c’è una fiorente città che vive sulla costruzione e il commercio delle imbarcazioni. Qui la lavorazione del legno è un’arte molto diffusa, i boscaioli delle comunità a nord portano la materia prima in città. Secoli fa qui venne fondato il monachesimo dal pir Ismat al-Muhamin, che fece un lungo viaggio nel Sorakan, a nord, dove imparò questo modo di vivere dai monaci locali. I locali sono chiamati anche akdiri, che significa uomini verdi, e sono noti per la loro mitezza e reclusione, ma anche per l’assenza di senso dell’umorismo e pericolosità se provocati.

KOWAN: La città palustre. Dà il nome all’omonima palude che la lambisce. Qui c’è una forte minoranza di etnia Mandhai, gli adoratori dell’acqua. Molti di loro sono nomadi e vivono in capanne costruire sul fiume o direttamente sulle loro lunghe e basse chiatte. Alcuni vivono in città. Il rapporto con la popolazione locale è buono ma freddo, i mandhai sono visti con sospetto perché adorano spiriti considerati quelli dell’antico impero djinn di Almajistir, ma sono abili navigatori che riescono ad unire la valle, e sono abbastanza arditi da tenere a bada gli uomini rospo delle paludi: i Tafih.

MUQTADAR: Città a nord-ovest dalla palude di Kowan, ultima roccaforte dei Izid, gli adoratori dell’angelo pavone, considerati eretici dal resto della popolazione e spesso perseguitati. Sono abili mercanti sparsi in gran parte del mondo conosciuto, così riescono ad essere tollerati e a volte rispettati. Gli abitanti di Muqtadar hanno un forte orgoglio e percepiscono gli izid locali prima di tutto come loro concittadini. La comunità locale però è composta in gran parte da contadini. La città è rurale, qui si producono ottime corde di canapa. La città è in guerra, sebbene non ufficialmente, con le città sante dell’ovest, le scaramucce sono molto frequenti. La guerra ha motivi sia religiosi che economici e di controllo del fiume.

AL-AMARAH: La città è l’unica rimasta abitata sin dai tempi dell’Impero dei draghi, ha fortissimi rapporti coi nomadi del deserto dei draghi e commercia con l’oasi di Abdul. Lo sbocco al mare gli permette di commerciare con tutte le altre città del Califfato e anche in altri paesi. Fiera rivale di Arsab, non ha né la flotta né la potenza commerciale della rivale, ma ha una politica molto più stabile e la sua popolazione è nota per la tenacia. La quantità di zawa, sia schiavi che liberi, è elevata. Indipendente de facto dal Califfato, il suo Emiro sta prendendo contatto con alcuni draghi. Il luogo è anche il centro di propagazione del famigerato culto del drago molto a ristabilire il dominio di queste creature nel mondo.

Divinità

Il culto più antico della popolazione sia nomade che stanziale è il culto del Fato. Il Fato è l’ordinatore dell’Universo e delle vite degli uomini, è una forza che permea ogni luogo, pregarla o comunicare con essa è vano. Gli adoratori del fato sono più filosofi che religiosi e si limitano a prendere atto del fatto che non sono i veri padroni delle loro esistenze.
Questo culto persiste tutt’oggi, ma altre credenze si sono sovrapposte a esso. Il Fato resta come elemento ordinatore, ma gli dèi possono manipolarlo come gli uomini manipolano la creta.
Tra i culti più antichi ci sono quelli idolatrici e sanguinari del deserto, che hanno perso moltissimi aderenti nel corso dei secoli. Il più temuto è quello dell’Idolo Nero, che insanguinò il califfato durante l’invasione dello Sceicco Ramadan Al-Shidda due secoli fa.
Il culto della Pietra è altrettanto antico ed è venuto dal deserto, portato dai nomadi che invasero l’antica Al-Jawhar quando essa era solo la provincia più orientale del’Impero di Mithan. Questi nomadi erano guidati da un profeta e sceicco di nome Babur Kanif, rovesciarono la dinastia Kurishita dei Mairanoush e presero il potere. I califfi sono i successori di Babur Kanif e devono essere suoi discendenti per poter aspirare al titolo. Il primo fu il suo inetto figlio Qadama che tentò di cercare le Forge del Cielo, ma perì prima di trovarle, fu attaccato sui Monti Kurish, ed è qui che andò perduta la mitica scimitarra del padre: Zàlfika.
La Pietra cadde dal cielo una notte d’estate, Babur, un semplice mercante, la trovò e iniziò ad ascoltarla. La pietra parlava con voce possente e gli diceva di essere stata inviata dai Cieli per far grande il suo popolo. La pietra è stata posta in un mausoleo nella prima città che si convertì al suo culto: Nafkandala, qui parla attraverso una maschera d’oro chiamata Oracolo. Teoricamente ogni credente può essere ammesso al suo cospetto, sotto giudizio del concilio dei pir, ma nella pratica solo i più potenti e più pii possono entrarvi, e solo per questioni di vitale importanza. Il governo è in mano a un ayatollah che governa insieme a un concilio di pir (santi) che parlano con la pietra prima di prendere ogni decisione.
Le città sante dell’ovest (Nakfandala e Turabah) praticano il culto monoteista della Pietra e negano l’esistenza di altri dèi, che ritengono essere Ifrit sotto mentite spoglie tornati per soggiogare l’umanità. Nel resto del paese invece la pietra viene adorata come nume tutelare del popolo e dio vivente, ma le altre divinità sono ammesse.
Nel Califfato certe divinità si adorano nel loro unico tempio, poiché sono le loro statue fisiche ad essere dèi viventi. Queste divinità sono chiamate collettivamente Bethel.

La Pietra, l’Oracolo, il dio della legge, della conquista e del deserto, è la divinità caduta dal Cielo sotto forma di cometa e raccolta dal profeta Babur Kanif, è un dio geloso e tirannico.

Al-Azzah, la Veneratissima, dèa dell’amore, della fertilità e della bellezza. Il suo santuario è a Nolybab, sotto la sua statua di marmo bianco c’è un altare dotato di canali per raccogliere il sangue delle vittime sacrificali.

Alathu, la Ctonia, dèa degli inferi e del sottosuolo, madre di Al-Azzah e Regina della Notte. Dèa della morte, della luna e delle creature dell’oscurità. La sua statua di Lapislazzulo si trova ad Al-Amarah.

Manawatu, la Nemesi, è una statua di marmo nero, rappresenta la custode del Destino a cui tutto soggiace, ella è la prima e più abile tessitrice del fato. Nel suo santuario a Nolybab sono conservate anche le due spade che la dèa stessa ha fatto rinvenire ai due mitici eroi fratelli Ali e Talib, che depredarono la Piramide d’oro per sfamare i poveri durante una pestilenza. Le spade sono Makadam (la tagliente) e Rassuba (la penetrante), la dèa ha predetto che le due spade avranno un ruolo durante la fine del mondo.

Nirgali, La Ruota, è il dio dei cicli solari e dei cicli delle pestilenze. Dio temuto più che adorato. Il suo culto accetta la ciclicità di tutte le cose e adora il Sole come emanatore primo di questa ciclicità. Il suo carattere è collerico ed è privo di pietà. La sua statua di Avventurina è a Kowan.

Habal l’Arciere, un vecchio con arco e faretra, il suo tempio a Karaban viene custodito dai Sadin, pii sacerdoti che compiono rituali belomantici per prevedere il futuro. La statua è di corniola rossa ma ha un braccio d’oro massiccio poiché venne rotto durante il saccheggio di Al-Shidda. Si dice che i nomadi che tentarono di portare via la statua le ruppero un braccio, e a quel punto le frecce nella faretra si animarono e dotate di vita propria li uccisero. Habal è dio dei guerrieri, dei boschi e della caccia. Ogni luna piena gli viene sacrificato un animale.

Damatr, La Feconda, dèa del commercio, della fortuna e dell’agricoltura, è rappresentata come una donna che regge in mano spighe di grano e papaveri. La sua statua di ametista è ad Arsab. Prigionieri e schiavi stranieri gli vengono sacrificati prima delle stagioni commerciali. Più la vittima viene da lontano e più sarà apprezzata dalla dea.

Kabir, Signore dei serpenti, è il dio del mare e di coloro che vanno per mare, è arrivato da una costa lontana dopo un saccheggio. Il suo carattere è imprevedibile come il mare, prima di mettersi per mare è opportuno donare al tempio. La sua statua di marmo azzurro si trova ad Arsab e rappresenta un uomo grasso e seminudo che strangola un serpente marino, creature di cui è padrone.

Khala, Il Puro, divinità degli artigiani, della verità, della giustizia e del popolo dei kurishiti, nel suo tempio si praticano vaticini di carattere aruspico. Tutte le spade che vengono forgiate sono consacrate da un sacerdote a questo dio e gli viene ritualmente imposto di non danneggiare mai un innocente, è un dio orgoglioso e giusto. La sua statua rappresenta un guerriero con scudo e scimitarra e la barba lunga, si trova a Zulfikar, è di marmo bianco ma al centro del suo turbante è incastonato un gigantesco rubino.


Esistono poi divinità che non vengono adorate nei loro templi sotto forma di statue, ma sono invece dèi invisibili.

Kumara, l’Angelo Pavone, è il demiurgo creatore del cosmo che ha osato ribellarsi al Fato ma si è pentito per farsi ordinatore e servitore del destino dell’universo. Viene rappresentato come un pavone dai colori dell’arcobaleno. Il culto è misterico e non accetta conversioni, è la religione etnica degli izid

Ma’an, i Mille Spiriti dell’Acqua, non sono una singola divinità, ma un culto molto antico che viene seguito dai mandhai e da altre etnie che vivono sui corsi d’acqua o sulla costa. Malvisto dal resto degli umani che lo considera una forma di culto ai djinni. Gli aderenti a questo culto adorano molteplici divinità, alcune sono gli spiriti di una tribù o di un specifico luogo, altri sono spiriti maggiori. Questo culto non ha templi, poiché ovunque vi sia l’acqua vi sono gli dèi, comunque ammette piccole costruzioni sacre chiamate mueallam che possono avere anche la funzione pratica di pietre miliari o avvertimento per i viandanti fluviali.







  

3 commenti:

  1. Mi sono sempre piaciute molto le ambientazione arabeggianti. Belli anche i dettagli della mappa. Ma si tratta di un progetto in corso o di qualcosa di concluso, sviluppato giusto per giocare?
    P.S.: la mappa mi ricorda un po' Karameikos come struttura.

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    Risposte
    1. Ciao, grazie.
      È un progetto che avevo in mente da un po', lontano da concludersi. Volevo solo i primi feedback e consigli. In effetti potrebbe ricordare Karameikos, ma non è voluto. La mappa è ispirata all'Iraq.

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  2. ci starebbero bene anche le confrérie centrafricane

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