giovedì 26 maggio 2011

Aspetti economici e produttivi dell'età moderna

Segue la parte sull'economia medievale, questa sull'economia dell'età moderna. Alcuni GDR, fra cui Warhammer Fantasy Roleplay, hanno un livello tecnologico e un'estetica che richiama al XVI secolo, se non oltre. Credo che anche questo riassuntino possa tornarvi utile. 

L'economia moderna in breve

Verso la metà del quattrocento la popolazione europea ricominciò ad aumentare. All'inizio del Seicento questa crescita trovò i soliti ostacoli, le epidemie e la guerra dei trent'anni. Dalla metà del Quattrocento alla metà del Seicento si colloca la seconda logistica europea.
Nel XV secolo le città dell'Italia settentrionale godevano ancora di una certa leadership negli affari. Le scoperte portoghesi le privarono del monopolio commerciale delle spezie. L'invasione e l'occupazione dell'Italia da eserciti stranieri portò un ulteriore sconvolgimento. Gli italiani mantennero comunque buone riserve di capitale e di talento imprenditoriale. Solo alla metà del Seicento l'Italia finì per diventare la retroguardia economica dell'Europa.
La Spagna e il Portogallo godettero di una gloria effimera. Lisbona si sostituì a Venezia nel ruolo di grande emporio delle spezie, gli Asburgo spagnoli, finanziati dall'oro americano, divennero i più potenti sovrani d'Europa. Entrambi i paesi sprecarono le loro risorse soffocando lo sviluppo di istituzioni economiche vigorose e dinamiche.
La zona del Mare del Nord e della Manica (Paesi bassi, Inghilterra, Francia settentrionale) godette di questa situazione, giacché si trovava aperta sull'Atlantico, a mezza strada per il commercio transoceanico.
La guerra delle Due Rose decimò la grande nobiltà ma lasciò indenni le classi medie urbane e i contadini. La gentry acquisì potere, i Tudor salirono al trono nel 1485.
I Paesi Bassi, a causa di alleanze dinastiche, caddero in mano spagnola. Da questa posizione misero a frutto le opportunità commerciali offerte dall'impero spagnolo. Nel 1568 si ribellarono e dichiararono l'indipendenza come Province Unite.
Questo periodo non spicca per i progressi tecnologici, ma solo per miglioramenti a tecnologie già esistenti.
L'incidenza della peste andava calando, forse per una graduale immunizzazione. Questo, insieme il miglioramento climatico e ai salari più elevati, contribuirono all'espansione demografica, che proseguì per tutto il XVI secolo.
In questo periodo si parla di sovrappopolazione anche nelle regioni montuose e sterili. I poderi vennero frammentati e la popolazione in eccesso dovette lasciare la campagna. Sorsero numerosi mendicanti e banditi. La conquista delle colonie era invocata come soluzione per questo eccesso di popolazione.
La conseguenza dell'emigrazione fece crescere la popolazione urbana. Le città non erano centri industriali, ma solo economici e amministrativi. Gli immigrati vivevano di lavori occasionali, elemosine e furti. La loro condizione sociale li faceva vivere in ambienti sporchi e malsani, pericolosi come focolai epidemici.
La popolazione cresceva più rapidamente della produzione agricola, nella prima metà del XVII secolo una serie di cattivi raccolti fu accompagnata dalla peste bubbonica. Insieme alla guerra dei Trent'anni queste catastrofi fermarono l'espansione della popolazione.
La crescita demografica era già in atto prima che vi fossero scoperte significative.
Vi furono numerosi progressi nella navigazione. Si costruirono navi a tre, quattro o cinque alberi con combinazione di vele quadrate e latine. Il timone si sostituì al remo, le navi divennero più grandi e maneggevoli.
Già nel 1291 una spedizione genovese tentò, senza riuscirci, di circumnavigare l'Africa. Gli italiani erano troppo tradizionalisti nella cantieristica, il ruolo guida passò agli olandesi e ai portoghesi.
Enrico, detto il navigatore, impegnò il Portogallo nell'esplorazione delle coste dell'Africa occidentale. Il suo successore, Giovanni II, terminò il suo lavoro arrivando in India.
Nel 1492, i sovrani spagnoli Isabella e Ferdinando, conquistarono Granada riunificando la Spagna. Per celebrare la vittoria diedero credito a Cristoforo Colombo, che pensava di poter arrivare in Asia.
Vasco de Gama, tra il 1497 e il 1499, circumnavigò l'Africa e raggiunse Calicut.
Nel 1494 fu stipulato il "Trattato di Tordesillas". I portoghesi, che probabilmente conoscevano già il Nuovo Mondo, fecero in modo di appropriarsi dell'odierno Brasile.
Vedendo i profitti, i portoghesi spazzarono via gli arabi dall'Oceano Indiano e si insediarono in tutto l'Oriente.
Nel 1496 Giovanni Caboto, italiano che viveva in Inghilterra, finanziato da alcuni mercanti di Bristol viaggiò fino a scoprire la Terranova e la Nuova Scozia. Poiché non porto indietro né metalli preziosi né beni commerciabili, i finanziatori persero interesse.
Mercanti francesi mandarono Verrazzano alla scoperta di un passaggio occidentale per le Indie.
Cartier viaggiò lungo il fiume San Lorenzo e rivendicò il Canada come francese.
Nel 1513 lo spagnolo Balboa scoprì l'Oceano Pacifico, da lui chiamato "Mare del sud".
Nel 1519 il portoghese Ferdinando Magellano circumnavigò il globo viaggiando sempre verso occidente. Magellano non intendeva circumnavigare il mondo, pensava invece di trovare l'Asia a pochi giorni di navigazione nel Pacifico.
Il primo secolo di espansione europea fu monopolio di Spagna e Portogallo, regioni che erano, prima del XVI secolo, ai margini della civiltà europea.
Nel 1515 i portoghesi erano padroni dell'Oceano Indiano, fondarono centri fortificati e sconfissero flotte islamiche. Alfonso De Albuquerque fu il più grande viceré portoghese, costruì un forte a Malacca e conquistò Ceylon. I portoghesi controllavano anche Goa e Macao. Tutte queste fortificazioni erano costruite in zone strategiche e commerciali.
Nelle Americhe, fra il 1519 e il 1521, Hernan Cortes conquistò l'impero azteco in Messico. Francisco Pizarro conquistò l'impero inca in Perù nel corso degli anni '30.
Le malattie portate dagli europei e gli alcolici ridussero grandemente la popolazione amerindiana, così gli spagnoli introdussero gli schiavi africani come manodopera., attività iniziata nel 1501.
Questa espansione aumentò considerevolmente la quantità delle merci scambiate. L'Europa richiedeva ora prodotti prima sconosciuti: indaco e cocciniglia come tinture, caffè, cacao e tè, cotone e canna da zucchero.
Il cotone indiano divenne il tessuto più a buon mercato che potesse esistere e sviluppò l'industria europea.
Frutta tropicale, patate, pomodori, fagioli, fagiolini, zucche, peperoncini e granturco andarono ad accrescere la dieta degli europei, anche il riso ebbe una grande espansione.
Malgrado il divieto del governo spagnolo all'esportazione di lingotti, esso stesso trasgredì questa legge inviando metalli preziosi in Italia, Germania e Paesi Bassi per finanziare le proprie guerre.
I metalli preziosi, distribuiti in tutta Europa, generarono un aumento dei prezzi specie dei generi alimentari, al contempo il valore dei salari non aumentò. Questi eventi sono collocati sotto il nome di "Rivoluzione dei prezzi".
Molte delle conseguenze di tale evento sono gonfiate o erroneamente individuate. Molti sovrano senza scrupoli svalutarono la propria moneta , senza contare che le fluttuazioni a breve termine causarono guasti maggiori dell'inflazione di lungo periodo. Questo fenomeno fu causa d'una ridistribuzione del reddito, se ne avvantaggiarono coloro che disponevano redditi fissi a danno dei salariati. La diminuzione degli stipendi fu anche causata dalle interrelazioni fra aumento demografico e produzione agricola.
La spiegazione più semplice per la cessazione della crescita demografica nel XVII secolo è quella che indica come la popolazione fosse cresciuta al di là delle proprie capacità di nutrimento.
Una mancanza di progressi significativi nell'ambito agricolo determinò una stagnazione.
Il rapporto tra raccolto e sementi non superava i 4 o 5 a 1 come medie europea. 2 o 3 a 1 per l'Europa orientale e 10 o più nelle zone più favorevoli, per esempio i Paesi Bassi (Per fare una comparazione, oggi il rapporto è di 40 o 50 a 1).
Il bestiame aveva una stazza che era circa la metà, se non un terzo, del bestiame odierno.
Vi sono prove evidenti dell'aumento della terra arata, sia attraverso il recupero di aree incolte, sia convertendo pascoli in terreni agricoli poco fertili. Questo ridusse la quantità di carne e latte nella dieta europea, nonché la quantità di concime utilizzabile.
Nelle periferie d'Europa si usavano ancora tecniche antiquate come il debbio, ma senza schiavitù.
Nella Russia europea e in Polonia la schiavitù era comune. I territori del Baltico erano un enorme granaio specializzato nella segale.
In Italia la situazione era variegata, si andava dai piccoli proprietari innovatori del nord ai poveri mezzadri del sud e delle isole. L'agricoltura italiana era enormemente diversificata e i cereali erano meno importanti, giacché un grande peso aveva il riso, l'olivo e la vite. I terreni erano  esauriti dall'erosione dei suoli e dalla deforestazione.
La Spagna era simile all'Italia, fertili regioni costiere a est e a sud e catene montuose a nord. L'altopiano centrale è chiamato "meseta". La Spagna ereditava, con poco successo, l'agricoltura moresca. Anche se l'orticoltura e l'irrigazione erano presenti i sovrani sperperarono questa eredità. L'espulsione degli ebrei e la caduta di Granada incentivarono la decadenza di questo tipo di agricoltura. I musulmani convertiti, detti "moriscos", furono espulsi nel 1609, con questo evento la spina dorsale dell'agricoltura spagnola cedette del tutto.
Nel corso del XVI secolo la proprietà terriera si concentrò nelle mani del clero e degli aristocratici assenteisti. La terra veniva ceduta con contratti a breve termine a mezzadri a cui mancava capitale ed incentivi per mantenere il livello qualitativo moresco. Molti contadini caddero nel servaggio.
Con l'aumento dei prezzi la "meseta" fu messa a coltura, ma questo non bastò. La Spagna dipese sempre maggiormente dalle importazioni cerealicole.
L'agricoltura spagnola era caratterizzata da una rivalità fra pastori e agricoltori. La lana merino era molto richiesta nei Paesi Bassi ed era una grande fonte di entrate. I pastori praticavano la transumanza in modo insolito, i tragitti erano molto lunghi e i tragitti percorsi erano protetti da leggi reali. Gli allevatori erano organizzati nell' "Onorato consiglio della Mesta", una potente lobby corporativa che danneggiava l'agricoltura a favore dell'allevamento. Durante il Seicento, con la diminuzione della popolazione, molte fattorie furono abbandonate.
In Francia settentrionale, in Germania, in Scania, in Danimarca ed in Inghilterra c'erano i campi aperti, un retaggio curtense. Le regioni collinari o montuose, come la Svizzera, e la Francia occidentale intervallavano campi chiusi (bocage) con campi aperti. Il termine tedesco Grundherrschaft indica il sistema di possesso fondiario dove l'aristocrazia si trasforma in un mero proprietario. Le prestazioni d'opera erano ormai sulla via del tramonto, il numero di piccoli proprietari e contadini fittavoli indipendenti cresceva. Il 10% del suolo inglese fu recintato nel XVI secolo e, nel complesso, per i contadini fu un guadagno.
Il fermage era utilizzato soprattutto nella Francia centro-settentrionale. Un benestante prendeva in affitto un terreno e lo subaffittava in appezzamenti più piccoli.
La prima agricoltura moderna d'Europa fu quella dei Paesi Bassi, essa era legata alla superiorità economica, dalla specializzazione e dalla domanda delle prospere città.
Gli agricoltori olandesi, al contrario degli altri europei, cercavano di produrre quanto più possibile per il mercato, acquistano a loro volta cereali di minore qualità per il consumo interno. Alcuni si specializzavano in prodotti più costosi, come la carne o i formaggi. Avere una grande quantità di bestiame indicava anche una grande quantità di fertilizzante e la natura intensiva dell'agricoltura olandese ne richiedeva molto. Si raccoglievano quindi rifiuti soldi dalle fogne ed escrementi di piccione, le città olandesi erano per questo anche più salubri delle altre. In Olanda c'erano anche aree specializzate nella produzione di birra, orticoltura, canapa, lino e robbia (colorante rosa). La redditività di queste pratiche è attestata dai continui sforzi nel creare nuovi polder prosciugando laghi e acquitrini. I mercanti investivano nella bonifica per poi affittare la terra agli agricoltori.
In parte le tecniche olandesi si diffusero, la rapa venne portata in Inghilterra nel 1565, anche la bonifica di zone paludose fu praticata nell'Inghilterra orientale. La Francia settentrionale, al confine coi Paesi Bassi, conobbe innovazioni simili, ma la produttività, i mercati e le professioni extra - agricole non erano abbastanza sviluppate per dare vita ad una specializzazione intensiva.
Nell'industria e nell'agricoltura non ci fu una netta cesura fra medioevo ed età moderna. Nel 1589 il pastore inglese William Lee inventò una macchina per maglieria che produceva mille maglie al minuto contro le cento di un artigiano esperto. Le autorità temevano la disoccupazione ed erano restie ad accettare queste innovazioni, così come le società monopolistiche temevano la concorrenza. A Lee fu rifiutato il brevetto e i suoi macchinari furono distrutti da una folla di magliai inferociti. In seguito trovò riparo in Francia sotto Enrico V.
Il telaio girevole fu inventato in Olanda, in Inghilterra venne proibito ma si diffuse comunque.
L'insufficienza di fonti energetiche e dei materiali da costruzione fecero naufragare molti progetti.
Nel XVII secolo i mulini ad acqua per la filatura della seta si moltiplicarono nel nord Italia, il loro impianto può essere considerato il precursore dell'industria moderna.
Verso la fine del Quattrocento i fiamminghi crearono un panno leggero ed economico.
Le industrie italiane subivano una forte concorrenza e persero terreno. L'industria laniera spagnola fu ostacolata da una tassazione eccessiva e si trovò frenata. La ribellione olandese danneggiò gravemente le industrie dei due paesi, però i Paesi Bassi rimasti sotto il dominio spagnolo già nel XVII erano tornate ad essere le principali fornitrici di panno.
Il  mercante - manifatturiero distribuiva il materiale e gli artigiani lavoravano a domicilio. In Inghilterra le corporazioni si estinsero gradualmente, in Francia furono mantenute perché fonti di reddito.
La flotta mercantile olandese aumentò di dieci volte, era la più grande d'Europa. Elementari tecniche di produzione di massa, come seghe meccaniche e paranchi azionati da mulini a vento permisero questa avanzata cantieristica navale. Tutto il legno era importato dalla regione baltica. Gli olandesi introdussero il "flauto", una nave cisterna grande e sgraziata, ma utile per portare grandi quantità di merci di basso valore.
Nel medioevo il ferro battuto era ottenuto dal "blumo" tramite il carbone di legna, il processo era lento e costoso. Nel XIV e nel XV secolo l'altezza delle fornaci crebbe e si utilizzarono mantici idraulici, fino a creare l'altoforno. L'altoforno fu accompagnato da molte attività ancillari: mantici idraulici, magli meccanici, mulini e pestelli, macchine trafilatrici, laminatoi e tagliatrici. I Paesi Bassi furono il centro di queste innovazioni, anche la Spagna, la Germania e l'Italia settentrionale ebbero i loro centri metallurgici moderni.
La produzione totale europea ammontava di 60.000 tonnellate l'anno. Nel 1625 in Inghilterra esistevano oltre cento fornaci che producevano 25.000 tonnellate di ferro. Nel XVII l'alto prezzo del carbone di legna frenò l'espansione nelle aree esistenti. Altre zone presero importanza, in particolar modo le zone di approvvigionamento, le Alpi svizzere e l'Austria, ma anche l'Europa orientale e la Svezia.
La Svezia era favorita da un minerale ferroso di alta qualità oltre che dall'abbondanza di legname ed acqua. Nel XVII secolo imprenditori valloni ed olandesi introdussero tecniche avanzate.
L'estrazione di argento nell'Europa centrale registrò un notevole balzo in avanti di conseguenza alla scoperta del processo di amalgamazione con il mercurio. Quando i minatori tedeschi esportarono la tecnica in Perù e in Messico, negli anni sessanta del XVI secolo, i prezzi crollarono e molte miniere europee chiusero.  Le tecniche estrattive furono migliorate, si fecero pozzi più profondi e più ventilati, macchine per il pompaggio dell'acqua. I minatori tedeschi portarono le loro tecniche in Ungheria e in Inghilterra.
La scarsità di legname nelle aree più sviluppate fu una delle maggiori cause dell'integrazione della Norvegia e della Svezia nell'economica occidentale.
Malgrado tutto questo non bisogna dimenticare il grado imperfetto della specializzazione, la sua estrema dipendenza dall'agricoltura. Molti lavoratori dell'industria si dedicavano anche all'agricoltura.
I commerci con Asia e America non erano che una piccola parte dei commerci totali. Il commercio sarebbe cresciuto anche senza le scoperte geografiche. Nel XVI e nel XVII secolo il centro di gravità del commercio si spostò dal Mediterraneo al Mare del Nord. L'invasione portoghese dell'Oceano Indiano colpì duramente i veneziani, il primo carico portoghese di spezie apparse ad Anversa nel 1501, trasportato e smerciato da fiamminghi. Tutto il commercio fra l'Europa settentrionale e la Francia, il Portogallo, la Spagna o il Mediterraneo era in mano olandese. Nel 1602 ad Amsterdam viene fondate la "Compagna delle Indie orientali".
Nel 1608 i francesi fondarono un insediamento nel Quebec , ma la "Nuova Francia" non prosperò.
Nel 1624 gli olandesi tentarono di conquistare le colonie portoghesi in Brasile, ma furono respinti. Altri olandesi intanto fondarono Nuova Amsterdam.
Il commercio marittimo rappresentava la maggioranza degli scambi, ma non sono da dimenticare gli scambi fluviali o sul dorso di animale. Spesso questi trasporti erano misti.
Nel XVI secolo una buona quantità delle merci scambiate era costituita da beni di prima necessità. Questo fu possibile grazie alle migliorie apportate alle navi che generarono una diminuzione dei costi e dei rischi.
Le esportazioni verso le colonie erano perlopiù composte da manufatti. In Asia gli europei avevano difficoltà nel trovare merci da scambiare con le spezie, potevano portare solo armi da fuoco, munizioni e metalli pregiati. L'Asia si rivelò un pozzo senza fondo di metalli monetari, la situazione si rovesciò con la conquista dell'India da parte dei britannici nel XVIII secolo.
Il traffico degli schiavi era molto proficuo, essi venivano comprati direttamente dalle tribù, a volte erano prigionieri di guerra, altre volte chi li vendeva era lo stesso capotribù. Gli europei scambiavano gli schiavi con armi da fuoco, coltelli, abiti colorati e ninnoli di poco valore. Quindi venivano portati nel Nuovo Mondo in cambio di zucchero, tabacco e altri prodotti americani.
I mercanti italiani, nel XV secolo, avevano colonie in tutta Europa ed oltre. I commercianti locali appresero le tecniche italiane, la contabilità a partita doppia e il credito, tanto che nel XVI secolo gli italiani erano esclusi dal commercio.
Nascevano varie dinastie mercantili, fra cui i Fugger, mercanti di seta e spezie, padroni di miniere di rame in Ungheria e finanziatori dei sovrani iberici.
Nel medioevo il monopolio della lana era in mano ai mercanti del Fondaco, i successori furono altre società regolamentate. In Inghilterra, nella seconda metà del XVI secolo, nacquero varie società monopolistiche, un per ogni area geografica.
In Europa sorse un unico grande emporio, dapprima Bruges, poi Anversa e infine Amsterdam. Malgrado fosse uno sviluppo, se confrontato alle fiere medievali, il fatto che ne nascesse uno solo per volta mostra i limiti dell'avvenimento, quando il volume totale di merci e finanza è relativamente piccolo è meglio concentrarlo in una sola località. Il termine "borsa" nasce proprio a Bruges, indicava infatti la sala riunioni dei mercanti, dove non venivano scambiate merci ma solo campioni ispezionabili. L'uso del credito era comune, si utilizzava la cambiale e il trasferimento bancario.
I mercanti portoghesi in oriente erano attivi nel commercio regionale. In concorrenza coi musulmani avevano un monopolio virtuale sugli scambi fra Cina e Giappone. Il numero medio di navi che componevano i convogli annuali era, nella seconda metà del XVI secolo, di ottanta unità, una minima frazione del naviglio totale impegnato nel commercio in Europa.

Fonti: Storia economica del mondo / Dalla preistoria al XVII secolo, Cameron Rondo, Neal Lerry, Il Mulino, 2005.



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