lunedì 30 maggio 2011

Jizun, un ducato di Sheng Mu.


Ho iniziato a descrivere i singoli potentati della teocrazia di Sheng Mu. Questo è Jizun, un ducato dove trovano spazio varie sette di fanatici e dove si sentono le influenze culturali dei vicini regni di Sur. Come al solito inizio con una nota di colore, per il resto sono andato "a braccio" senza seguire nessuno schema di domande.
Spero possa piacervi.

In Gizu è due generazioni di genti. L'una gente sono don e adorano gli idoli, e sono semplici genti e ànno sozzo linguaggio. Stanno in montagna e n'valle e vivono di bestiame. Gli altri sono Suri che dimorano in villa e castella, e vivono di mercatantia e d'arti. E quivi ci sono le spade più belle e le stoffe di tutti i colori, e altre cose di cui non vi conto...

- Dal diario di viaggio del mercante virocleo Antonio Serafìn

Regnante: Baimin Jizun II

Drappo: Il drappo della famiglia Jizun è nero con un cerchio dorato al centro.

Esportazioni principali: Oro, ferro, legname, cuoio.

Importazioni principali: Panni colorati, armi, cavalli, mercenari.

Descrizione del paese: Jizun è un ducato il cui territorio tocca alcune valli fertili e due grandi foreste. La famiglia regnante, che da nome al ducato, è particolarmente legata alla Chiesa, tanto che la metà degli "Zhwashi Dungu" nella storia del paese proveniva dalle sue fila. La religiosità delle genti di Jizun è particolarmente violenta e aggressiva, a tal punto da far circolare voci di settarismo e di eresia. Il latifondo è nelle mani dei monasteri, che detengono un potere immenso. Tutte le città sono fondate su una preesistente base monastica, da cui dipendono in modo dendritico i vari villaggi rurali, talvolta costretti a imposte massacranti. Un aspetto peculiare del ducato è quello di essere confinante e slanciato verso i regni di Sur. Sul fiume Gotho, che scorre vicino alla città di Hara, avvengono gli scambi commerciali e culturali coi sur, considerati miscredenti ma apprezzati per le loro doti artigiane. In molte città di Jizun i sur hanno fondachi e quartieri dove possono produrre e commerciare liberamente, anche se non possono entrare sacerdoti ed è proibito il proselitismo, pena la morte. Malgrado questo alcuni gruppi di dhong si sono convertiti alla religione monoteista di Bog, ma in centinaia sono stati passati per le armi dalle milizie dei sacerdoti e dai loro compaesani.
Le armi sono molto comuni, fatto comprensibile considerata la posizione geografica del ducato. Sia uomini che donne devono partecipare obbligatoriamente agli addestramenti che vengono organizzati nei cortili dei monasteri, questo in vista delle scaramucce che ciclicamente avvengono. Questa attività è giustificata anche dalle bande di smeshnik che circolano nel paese. Queste bande sono spezzoni di tribù in fuga sconfitte dagli eserciti dei sur. La città di Danama si è gradualmente trasformata in un enorme accampamento militare dove circolano liberamente cavalieri mercenari di Sur e altra soldataglia straniera. Da qui partono le spedizioni per stanare gli smeshnik, ma c'è anche un secondo fine, quello di presidiare e fare pressione sui confini di Qoigi e Dharam.
La città di Natrug è situata in una valle fertile e rifornisce le città vicine di granaglie e formaggi.
La città di Uelka controlla i monti metalliferi di Ljara dove estrae oro esportato interamente verso i regni di Sur. Nel paese infatti circolano numerose merci di produzione surita, fra cui le spade di ferro e i cavalli, che non sono così comuni negli altri potentati di Sheng Mu.
Esistono varie sette, molte delle quali largamente tollerate dal potere, poiché il loro fanatismo viene incanalato per scopi personalistici dall'aristocrazia e dal clero, oppure perché gli stessi nobili ne fanno parte, con lo scopo di distaccarsi dalla dottrina popolare. Non è raro che i "santoni" di queste sette siano amici personali dei nobili e degli alti sacerdoti. Le più importanti sono:

"Sikaha": Il cui simbolo è una cinquedea, a volte rappresentata insanguinata. Si tratta di un gruppo xenofobo e paramilitare, i cui aderenti hanno subito una manipolazione mentale da parte dei sacerdoti e dei santoni. I nobili e l'alto clero utilizzano i sicari di questa setta per compiere omicidi e intimidazioni per le quali non intendono sporcarsi le mani. Più di un mercante straniero è morto accoltellato da un fanatico sikahaita. Diffusa praticamente in tutto il ducato.

"Zaza": Il cui simbolo è un cerchio rosso, che usano dipingersi sulle guance e sul collo durante i rituali e durante la guerra, un sigillo per proteggersi dai demoni. Una setta fortemente territoriale e superstiziosa. Diffusa in una striscia che va da Danama fino alle porte di Rkyala. Questo gruppo odia particolarmente i selvaggi smeshnik, che vengono assimilati ai demoni della tradizione keshavista. Ciclicamente i santoni proclamano i "Gyuk" (massacri), spedizioni volte a eliminare smeshnik, briganti e a volte anche stranieri girovaghi. Fra i membri di questa setta sono comuni le isteria di massa seguite da visioni mistiche e linciaggi di innocenti o presunti colpevoli.

"Lahwa": Il cui simbolo è un cerchio all'interno di un quadrato. Chiamata anche "Dottrina della Luce Perfetta". Si tratta di un culto diffuso fra i ceti medio-alti e fra i nuovi fedeli. Calcolatori e pragmatici, perseguono la ricerca della perfezione attraverso un misticismo complesso e una teologia raffinata. Esigui di numero ma molto potenti, pare che controllino il mercato di tutto il ducato. Diffusa soprattutto a Hara (città che rappresenta la "porta d'ingresso" al ducato e detiene il più grande mercato del paese) e Kagha (il centro politico/amministrativo sede della famiglia regnante).

1 commento:

  1. Bellissimo post!!!

    Grazie di cuore per il bel commento e buon fine settimana :-D

    CIAO!!!

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