martedì 15 maggio 2012

Sheng Mu

Modifiche (anche pesanti) e seconda razionalizzazione del materiale. Questa dovrebbe essere la versione definitiva per quanto riguarda la descrizione di questo luogo.
Vado avanti cercando di unificare il materiale per creare un'ambientazione organica e poter così completare un testo di riferimento.
È in questo luogo sperduto tra le vette che nasce l'idea dell'ambientazione di Portal. Si tratta del primo paese che ho immaginato e ho iniziato a creare.


Sheng Mu

Drappo della fortezza di Tshaya

Capitale: Tshaya
Popolazione: 98% Dhong, 1% Kameng, 1% Altri.
Governo: Teocrazie
Religioni: Keshav, sette ereticali keshaviste.
Importazioni: Cavalli, cereali, cibo, pietre preziose, prodotti finiti.
Esportazioni: Ceramiche, ferro, oggetti d'arte, oro.

L'altopiano di Sheng Mu è costituito dalle catene montuose più alte e impervie dell'intero pianeta. Molti dei grandi fiumi che si irradiano per le terre circostanti hanno origine qui. Sheng Mu è punteggiato da innumerevoli piccoli villaggi sparsi tra i monti e le valli. Questi villaggi dipendono da centri fortificati sede del potere teocratico. Anche se i Gran sacerdoti (Mhuden), che sono i signori assoluti delle fortezze, dipendono formalmente da un sacerdote supremo chiamato "Illuminata Incarnazione di Keshav", di fatto sono largamente indipendenti e spesso si fanno guerra l'un l'altro.

Vita e società
Sheng Mu è una terra di poveri pastori e montanari. La qualità di vita è molto bassa e le carestie sono frequenti. Il cupo fatalismo e la demoralizzazione sono sentimenti diffusi. Gli abitanti vivono ogni giorno a tu per tu con la morte, fatto che si rispecchia nelle usanze e nell'arte di questo popolo.
I dhong (l'etnia che abita Sheng Mu) sono prevalentemente pastori stanziali che praticano la transumanza e il lavoro stagionale in miniera. Malgrado questo la cultura dhong risente fortemente del nomadismo della steppa dell' Ulke, terra dalla quale deriva. I signori delle fortezze sono tiranni senza scuproli che costringono la popolazione a servire come manodopera per costruire i loro smisurati monasteri e i loro sontuosi palazzi. La società laica è matriarcale, i matrimoni sono decisi dalle anziane e sempre le anziane guidano i villaggi sul piano politico e organizzativo. Malgrado questo, la vera classe dominante del paese, quella sacerdotale, è invece totalmente maschile. I monasteri femminili sono marginali ed esclusi dai centri di potere.
La religione è opprimente e domina ogni aspetto della vita, i sacerdoti hanno il ruolo di giudizi e possono emettere condanne a detenzione, fustigazione e morte, anche senza nessuna prova.
In talune zone proliferano sette ereticali, ma il loro culto è rigidamente vietato dalle autorità. Alcuni di questi settari si danno al banditismo e hanno idee d'egualitarismo.

Quando una donna sposa un uomo sposa anche tutti i suoi fratelli, la paternità non è mai certa, la discendenza è matrilineare. Tutti questi uomini sono chiamati indistintamente "padri" (jaja).
I dhong amano un grosso mastino chiamato dzawa, utile per far rispettare l'ordine nelle mandrie e per difendersi. Questi cani sono diffusissimi e diventano veri e propri membri della famiglia.

Caratteristiche geografiche principali
I picchi rocciosi si stagliano innevati contro un cielo cilestrino. Il paesaggio è aspro e inospitale, l'estate è beve e l'inverno lungo e rigido. Il vento spazza le valli con una durezza fuori dal comune, alcune zone più malagevole sono disabitate, altre non sono mai state calpestate da piede umano.

Foresta Khara: Solo un quarto di questa foresta è situata all'estremo ovest del paese, il resto prosegue oltre i suoi confini. La zona controllata dalla fortezza di Yadu non è che una striscia, il resto è nelle mani di umanoidi malvagi, banditi, eretici egualitaristi e millenaristi. La gente di Yadu è abituata a difendersi dalle scorrierie che provengono da qui.
Lago Bae: Questo grande lago di origine glaciale si trova al centro-sud del paese. Le sue acque profonde e fredde sono pescose, ma in inverno gelano completamente. Questo luogo è fonte di cibo e acqua pulita per un certo numero di villaggi. In ogni caso gli umani non si avventurano mai sulla sponda sud, dove vive un mostruoso popolo di uomini-serpente chiamato raka. Queste creature si vantano di discendere da un'antica civiltà e progettano di conquistare l'intera Sheng Mu schiavizzando gli abitanti umani, che considerano niente più che pedine da manipolare o bestie da soma.
Monti Chaza: Questa catena montuosa è situata a est segna il confine tra Sheng Mu e la steppa dell'Ulke. I chaza hanno le vette più basse e agevole del paese, per questo sono sorvegliati militarmente giorno e notte da milizie abili nella schermaglia e nelle imboscate. Dai suoi passi entrano i mercanti di cavalli dell'Ulke che portano una merce rara e molto apprezzata.
Monti Ngid: Questi monti posti a nord segnano il confine tra Sheng Mung e Pemak, la striscia costiera delle città-stato dei kameng. In questa zona proliferano gli scambi tra i due paesi, che sono culturalmente ed etnicamente vicini. I signori locali hanno costruito varie strade lastrice e riscuoton regolarmente imposte dai mercanti e dai viaggiatori. I banditi vengono repressi dalle milizie locali e dai mercenari kameng, apprezzati per la loro spietatezza e fedeltà.
Monti Nama: Questi monti situati nel centro del paese sono probabilmente i più alti e impervi del mondo intero. Il culto keshavista li considera un luogo sacro, luogo di nascita della loro divinità e dimora degli spiriti più potenti. Sede di numerosi pellegrinaggi provenienti da ogni angolo del paese, le pareti montane sono costellate da nicchie scavate diligentemente che contegono statue, icone e iscrizioni. Le mulattiere si inerpicano su pareti scoscese per collegare la strada a numerosi monasteri pieni di reliquie e di antico sapere. Morire scalando questo monte è considerata una chiave d'accesso al paradiso, molti vengono qui in punto di morte. I loro cadaveri non vengono toccati, in pochi giorni i condor li scarnificano completamente lasciando solo le bianche ossa scintillare alla luce del sole. Alle sue pendici si trova la fortezza-monastero di Tshaya, la capitale di Sheng Mu.
Monti Shakia: Questi monti posti a ovest e a sud-ovest confinano col regno nanico di Khatum. A dividere i due stati c'è solo una vallata disabitata e coperta da una fitta foresta dove riposano ancora i guerrieri morti in tante schermaglie di confine. Questi monti hanno le strutture necessarie per accogliere i mercanti nani, che portano anche le preziose merci dell'Impero di Fragma. Alcune zone sono state invase dai goblinoidi cacciati dai territori nanici, ma i potentati di Sheng Mu non sembrano in grado di saperli sconfiggere una volta per tutte. I mercenari nani sono sempre più richiesti per questo compito, ma pochi di loro rispondono alla chiamata, preferendo invece combattere per liberare i monti e le rocche della propria patria.

Luoghi importanti
Il cuore di Sheng Mu è posto tra i fiumi Snytra e Itr'a. Questa zona è la più fertile e popolosa dell'intero paese.

Hara: Grande fortezza che domina i Monti Ngid. Il Mhuden di Hara controlla tutti i commerci con Pemak e ne trae un grandissimo guadagno. La sua fortezza è un centro di vita commerciale, è facile incontrare diplomatici e mercanti che trafficano tra le sue vie e nei suoi palazzi. I mercanti più importanti appartengono tutti alla famiglia Janga, un gruppo di truffatori che si è arrichito in tempi recenti. In questa fortezza è presente anche un quartiere di kameng dove si trovano alcuni fondachi. A pochi chilometri di distanza si trova il fiume Mya, che scorre anche nella fortezza e nei villaggi principali grazie a un'attenta opera di canali. I mercanti che vogliono trasportare le merci con navigli leggeri ne solcano volentieri le acque. Hara è il forte più aperto e cosmopolita di Sheng Mu, e se questo significa che sono presenti alcuni kameng la cosa dovrebbe dar da pensare sulla xenofobia del paese.
Carri di metallo grezzo e legname partono dai villaggi vicini ogni primavera per arrivare qui.
Una milizia ben addestrata, supportata da gruppi di mercenari kameng, sta sempre allerta per contrastare le invasioni dei temibili pirati osberg da nord-est.
Khaga: Fino a poco meno di settant'anni fa Khaga era solo un fortino di legno e pietra posto a difendere i Monti Chaza dai nomadi dell'Ulke. La sua crescita è stata poco razionale, ma svolge egregiamente la sua funzione, che è prettamente militare. I nomadi che possono entrare nel paese sono selezionati molto severamente, i mercanti di cavalli, con pochi capi alla volta, possono entrare. Molti cavalli vengono acquistati dal comandante locale che ha costituito l'unica milizia a cavallo di Sheng Mu.
Il forte è supportato economicamente anche dal Signore di Tshaya che si sente in dovere di difendere il paese e che vuole controllare i movimenti di confine, ma dipende direttamente dal Mhuden dalla fortezza di Uelka.
Tshaya: La Grande Splendente, la Città Santa. Sede del sacerdote supremo, "l' Illuminata Incarnazione di Keshav", la "Sacra Eternità" che è formalmente signore di tutti i Mhuden di Sheng Mu ma che di fatto comanda soltanto su un'area limitata. La fortezza è dissemianta dai tetti d'oro di raffinatissimi templi e monasteri. Il suo lusso esiste grazie a un fiorente retroterra agricolo, minerario e pastorale. Le miniere d'oro più importanti del paese sono situate poco lontane da Tshaya. La cittadella della fortezza è abitata da mercanti, sacerdoti, monaci e aristocratici. La zona è anche un punto di snodo, i due villaggi di maggiore importanza ( ) che dipendono dalla fortezza rappresentano un raccordo economico e commerciale tra il nord e il sud del paese. Qui si producono vestiti, granaglie, cibo e beni d'artigianato. All'interno della fortezza lavora la quasi totalità degli orafi e degli artisti del paese, che vengono ben remunerati e apprezzati. Lo stile di Tshaya influenza un territorio che va ben oltre i confini della terra dei dhong, l'arte di Pemak e del nord-ovest dell'Ulke gli sono profondamente in debito.
Lontana dai pericoli e dalle incursioni, questa fortezza è un luogo ricco di pace e di preghiera. Tshaya è una gemma incastonata tra i Monti Nama. La cittadella è difesa dalla guardia di palazzo del sacerdote supremo, la Prasha.
Uelka: Questa fortezza posta al centro-est di Sheng Mu è atipica. La famiglia Phacha la domina da generazioni attraverso i propri gran sacerdoti, arroganti aristocratici estranei alla santità, anzi, spesso viziosi e perversi. Il Mhuden di Uelka controlla parte delle truppe di Khaga e difende i confini del paese dai nomadi dell'Ulke. Il legname che viene prodotto e lavorato a Uelka è esportato in tutta Sheng Mu, questa è la principale fonte di ricchezza per la fortezza. Il suo popolo è composto da pastori taglialegna che conoscono bene i boschi delle valli montane. I suoi carpentieri sono rinomati e chiamati spesso alla capitale per costruire opere più o meno importanti.
A sud alcuni villaggi si sono uniti nella "Lega del diamante lucente", uniti da un profeta chiamato Lhim Dah che predica la distruzione delle gerarchie, l'egualitarismo e la divisione totale dei beni terreni, si sono ribellati al potere del Mhuden di Uelka. Sono quasi otto anni che stanno combattendo le sue milizie con successo, tanto che ormai si sentono indipendenti per diritto. Molti di loro continuano ad essere pastori e taglialegna, le loro tattiche di guerriglia sono particolarmente efficaci contro i soldati richiamati da Khaga per repimerli. L'enorme taglia posta sulla testa di Lhim Dah ha attirato qui alcuni mercenari di etnia kameng, che per ora si sono limitati a causare problemi ubriacandosi, saccheggiando alcuni villaggi di keshavisti ortodossi e schermagliando con le truppe di Uelka venute a riportare l'ordine.
Yadu: La peculiarità di questa piccola fortezza dell'ovest è l'essere governata da un Mhuden apertamente eretico. La setta dell' "Ordine del cielo" alla quale appartiene il signore di queste terre e le èlite aristocratica, economica, militare e sacerdotale tiranneggia su una popolazione prevalentemente keshavista ortodossa. Malgrado gli appelli alla distruzione che il sacerdote supremo di Tshaya ha lanciata contro gli eretici di Yadu, la fortezza non ha subito nessun attacco, del resto la sua posizione è di scarsa importanza strategica e nessuno sembra intenzionato a rovesciare il potere con una lunga e sanguinosa guerra. Lo status quo si è imposto e ormai da cinquant'anni si susseguono Mhuden eretici.
Yadu produce carbone e legname per l'autoconsumo nella foresta di Khara, estrae ferro di non eccelsa qualità dai monti vicini e tenta di controllare un territorio sempre più conteso dagli umanoidi malvagi che razziano i villaggi e si appropiano delle miniere.
Uomini e donne vengono addestrati ad utilizzare i loro attrezzi agricoli per combattere, l'invasione da parte di un esercito mercenario o keshavista ortodosso tiene sempre allerta i potenti, ma di converso non vogliono armare un popolo alieno che potrebbe ribellarsi contro di loro. La mancanza di un forte potere egemonizzante di stampo religioso ha fatto impennare il brigantaggio. La foresta di Khara pullula di bande armate, eretici egualitaristi e keshavisti ortodossi che spesso si massacrano a vicenda. Gli osberg che hanno osato avventurarsi qui immaginando un facile bottino sono stati fatti scendere in profondità, quindi accerchiati e massacrati da contadini armati di flagelli, pugnali, mazze e bastoni, sbucati da chissàdove e abili come guerrieri. Da quel giorno per loro è un luogo maledetto che evitano come la peste.

Religiosità: A Sheng Mu vige la teocrazia della divinità assoluta Keshav. Questa cupa religione fa della morte un momento di comunione con l'assoluto. Esige che i cadaveri restino dissepolti, ne accetta l'evocazione sotto forma di non morti per difendere i monti sacri. Le sue rappresentazioni fanno spesso uso di immagini demoniache per ammonire i fedeli e dei teschi per ricordare la caducità della vita terrena.
Il culto dei santi è molto diffuso, alcuni di essi sono importanti alla stregue di divinità parallele, ognuno con la propria area di competenza, sono pregati a seconda delle necessità particolari.
Keshav è un dio che richiede abnegazione, mortificazione e fede totale. I suoi sacerdoti sono (o dovrebbero essere) vegetariani, astemi e casti.
Le correnti ereticali si rifanno a testi apocrifi più o meno recenti o alla predicazione di profeti millenaristi. Questi tentativi di rinnovare il culto di Keshav sono spesso di stampo egualitarista e popolare. I complicati rituali e gli assurdi dogmi della casta sacerdotale hanno generato un distacco tra Chiesa e popolazione, che sempre più spesso vuole un culto a propria misura.
I sacerdoti di Keshav evocano non morti senza nessuna remore. Chi ha servito il dio in vita deve farlo anche dopo la morte. I templi di questa divinità sono sontuosi al limite dell'eccesso. I loro ori e le loro pietre preziose scintillano ancora più forti in mezzo a una campagna agricola poverissima. I monasteri, alcuni dei quali posti in luogo poco accessibili, sono abitati da sacerdoti che hanno scelto una vita distaccata e lontana dalla mondanità.

Vestiario: Gli abiti dei dhong sono poveri e funzionali. Sotto alle pellicce per ripararsi dal freddo gli uomini indossano tuniche pesanti strette in vita da una cintura colorata. I montanari indossano anche cappelli di volpe. I loro mantelli sono monocromatici o decorati a motivi geometrici. Gli uomini più ricchi indossano camicie di seta e un mantello fermato da una fibbia sotto il collo e decorato con motivi di animali fantastici, leoni, cani draghi, o architetture. Il giallo zafferano è un colore molto apprezzato. Le loro comode babbucce vengono filate con l'oro. Le donne del popolo indossano abiti stretti a tubo decorati con motivi geometrici, nei giorni di festa anche una stola posta attorno al collo e decorata con nappe variopinte. Per cappello hanno uno zuccotto con visiera anch'esso sormontato da una nappa di seta. Ai piedi indossano babbucce decorate. Le donne ricche indossano quotidiniamente abiti simili a quelli che le popolane indossano nei giorni festivi, ma di fattura migliore e con decorazioni floreali e animali "gentili" come farfalle, uccellini e pesci.

Esercito: Gli eserciti di Sheng Mu sono composti da milizie popolari addestrate ed equipaggiate in modo variegato. La lancia è un'arma molto comune per la sua semplicità di fabbricazione e utilizzo. Le spade e gli archi vengono portati solo dagli aristocratici e dai guerrieri professionisti, le armature sono rare, le balestre completamente sconosciute. I montanari e i pastori sono addestrati nell'utilizzo di fionde o giavellotti, armi utili al loro modo di schermagliare nei boschi e sui passi montani. La gente di Sheng Mu è più abile a fare imboscate e attacchi mordi e fuggi piuttosto che battaglie in campo aperto.
La milizia contadina di Yadu utilizza attrezzi agricoli come flagelli, forconi e bastoni per combattere con grande efficacia.
Nei momenti di grave pericolo i sacerdoti keshavisti evocano scheletri non morti per supportare le truppe in battaglia.
I mercenari di etnia kameng arruolati dai signori delle fortezze sono guerrieri qualitativamente migliori e meglio armati, fedeli ma spesso insofferenti alla disciplina.

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