martedì 26 giugno 2012

Martin Verhoeven, mercenario e fuorilegge.

Martin Verhoeven

Mercenario, Sergente, Capo fuorilegge



Abilità: Colpire con forza, colpire per stordire, disarmare, linguaggio segreto (battaglia), schivare, guidare carri, allevare animali, cavalcare, udito acuto, piè veloce, molto resistente, vista eccellente, visione notturna.

Equipaggiamento: Arco e quindici frecce, corpetto di maglia, elmo di ferro, scudo, spada, daga, pugnale, cappuccio di maglia, gambali di maglia, cavallo, cinque seguaci.

Segni particolari: Naso adunco, ghigno.
Occhi blu, capelli biondi, ventisette anni, nato a Marienburg.

Fascino: 16

Punti follia: 7 (furia)

Martin Verhoeven nasce nel 2473 nel quartiere Suiddock di Marienburg. Sua madre morì di parto nel darlo alla luce, suo padre era una guardia della ronda che perse il lavoro per alcolismo.
L'infanzia di Martin è stata difficile, il padre lo picchiava, doveva vivere elemosinando scarti di pesce dai pescatori e dalle osterie, di tanto in tanto lavorava come scaricatore di porto, tutto questo cercando di non farsi mettere i piedi addosso dai vari criminali e sbruffoni della città. All'età di 17 anni, indurito dalla vita, disilluso e stanco delle botte di quel derelitto di suo padre, lo uccise in un impeto di rabbia. Fu ritrovato con la testa fracassata in un canale e la sua morte fu ricondotta allo stato di ubriachezza. Martin non ha mai avuto il minimo rimorso per il parricidio.
All'età di 18 anni, stanco della vita da miserabile, decise di cambiare radicalmente e tentare la fortuna. Un capitano mercenario, tale Jan Arkenbout, cercava uomini forti da arruolare per una campagna nell'Impero. Avrebbe dato una svolta alla sua condizione o sarebbe morto provandoci, visto che era un ragazzone dalle braccia possenti e dall'ampio torace venne subito arruolato. Passò un intero anno nella provincia imperiale del Reikland, nella foresta e sulle rive del fiume Reik per sgominare alcune bande di briganti che, diventando troppo forti e numerose,stavano minacciando seriamente alcune città. Passò i mesi freddi addestrandosi in una roccaforte di confine, divenne abile nel tirare con l'arco e nell'usare la spada. Il capitano Arkenbout, un omone dalla lunga barba rossiccia, lo notò e gli fece i suoi sinceri complimenti. Martin aveva dato un senso alla sua vita, finalmente aveva trovato una professione che lo gratificava e lo faceva sentire qualcuno. Durante la primavera e l'estate iniziò la campagna e Martin conobbe la crudeltà della guerra. Vide morire molti amici e si guadagno un paio di cicatrici. Le settimane passate a dormire nei boschi e a compiere e subire imboscate lo indurirono e fecero di lui un uomo. A campagna finita passò due anni nel Reikland lavorando come guardia del corpo per alcuni mercanti.
Avendo finito i soldi guadagnati durante la sua prima campagna, e provando nostalgia per la vita militare, si incamminò verso il Middeland dove, si diceva, c'era oro sonante per tutti i guerrieri volenterosi. Qui fu arruolato nelle libere compagnie del Conte Elettore per stanare gli uomini-bestia alle propaggini della Foresta di Drakwald. Passò tre anni nel Middeland, visitò la citta del Lupo Bianco e conobbe gli orrori delle creature del caos. La sua spada si bagnò innumerevoli volte del sangue nero di queste creature. Nel corso di una spedizione punitiva contro un tempio blasfemo nel profondo della foresta venne ferito al capo da un'ascia scagliata da un uomo-bestia. Venne dato per morto e venne ammassato su un carretto con altri cadaveri per essere portato al luogo di sepoltura. Un becchino si accorse che respirava ancora e lo portò urgentemente al tempio di Shallya. Qui le monache guarirono le sue ferite, ma lo squarcio sulla sua testa intaccò il suo equilibrio mentale rendendolo sempre più taciturno, iroso e bramoso di sangue. Se Martin era già un mercenario senza scrupoli, adesso avrebbe venduto l'anima dell'Imperatore per il suo tornaconto personale.
Ormai venticinquenne decise di tornare nel Reikland, un luogo che amava maggiormente del freddo Middeland, con la sua gente spigolosa e le sue nevicate abbondanti.
Ad Altdorf tornò al suo lavoro di guardia del corpo facendosi un nome, di tanto in tanto veniva arruolato da mercanti e strozzini per compiere intimidazioni, pestaggi e incendi dolosi.
Mentre era seduto alla taverna del "Porco Grasso" vide entrare una figura a lui nota: il capitano Arkenbout! Martin, sorpreso, lo salutò e gli chiese cosa volesse. Il capitano rispose che stava ricercando i migliori tra i suoi vecchi uomini per un lavoro di estrema importanza: un nobile tileano, tale Ermenegildo Farneto, era stato scacciato dalla sua cittadina fortificata nei Principati di Confine ed era intenzionato a riprendersela con l'aiuto dei mercenari di Arkenbout. Martin accettò senza pensarci un istante e si unì ancora una volta alla compagnia mercenaria. Ritrovò alcuni vecchi amici e durante il viaggio se ne fece di nuovi, la sua esperienza e i suoi buoni rapporti col capitano lo fecero diventare un leader naturale tra i suoi pari.
Dinanzi alla cittadina di Castagnara, un piccolo borgo fortificato abitato da esuli di varia provenienza, volubili e fieri della loro indipendenza, venne messo un assedio. Perdurò più di otto mesi. Mesi di sangue e sudore, di colpi di cannone e sortire durissime.
Le casse di Farneto iniziarono a svuotarsi e, decidendo avventatamente, promise ai mercenari il saccheggio di tutte le case dei ricchi. Rincuorati da questa prospettiva la compagnia combattè fino allo stremo delle forze riuscendo, infine e con numerose perdite, a entrare nella città e a massacrare la quasi totalità degli armati. I cittadini suonarono le campane, dopo poche ore dall'ingresso dei mercenari la città capitolò. Martin partecipò al saccheggio, stuprò donne, massacro inermi e fece un sacco pieno d'oro. Facendosi portare dai suoi, per goliardia, a trionfo su un carretto, diede vita a due giorni e due notti di festa e bagordi. Il capitano Arkenbout fu portato in trionfo e si unì ai festeggiamenti per mezza giornata, ma Farneto dal suo palazzo vedeva la città bruciare e le ricchezze spogliate da quelli che definiva "uno sciame di cavallette". Chiamò quindi il capitano Arkenbout e gli fece una proposta dolorosa quanto allettante. Farneto chiede al capitano di tradire i mercenari, costringerli a consegnare armi e bottino per poi attirarli in una piazza e massacrarli a colpi di cannone. Il manipolo di balestrieri, artiglieri e cavalieri che rappresentavano l'esercito personale del tileano erano dalla sua e poteva avere la loro piena lealtà. Arkenbout, vecchio e stanco, visto che aveva già deciso di ritirarsi dalla vita militare, accettò in cambio di un podere, una fattoria e numerosi ori che lo avrebbero fatto vivere da signore per il resto dei suoi giorni.
Con la scusa di una grossa bevuta di birra i mercenari furono attirati in una piazzetta senza vie d'uscita e quindi bersagliati dai temibili balestrieri di Miragliano e dalle mitraglie delle colubrine poste strategicamente in zone elevate e nascoste. Martin vide morire moltissimi amici, ma la sua forza di volontà e la sua scaltrezza lo fecero sopravvivere. Con meno di venti compagni riuscì a darsi alla fuga, ma solo cinque riuscirono a dileguarsi per la campagna. Farneto non ritenne necessario inseguire quei reietti feriti e disperati, ma non sa che Martin medita vendetta.
Adesso Martin ha ventisette anni, ha abbandonato la sua carriera da mercenario per diventare il capo di una banda di fuorilegge. I suoi cinque compagni bramano vendetta e vivono nei boschi dei Principati di Confine sognando di impalare sulle picche le teste di Arkenbout e di Farneto. Hanno fatto giuramento di sangue e niente li può separare, vogliono ciò che gli spetta di diritto, ma soprattutto vogliono la loro vendetta.



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