sabato 9 marzo 2013

Il Regno corrotto di Bretonnia - Prologo

Vorrei donarvi la mia personale traduzione di questo breve racconto. Si tratta del prologo scritto da Rory Naismith per il "Bretonnia Project", un manuale che intende descrivere Bretonnia così com'era stata pensata dai padri di Warhammer. Un regno tetro che ricorda la Francia pre-rivoluzionaria. Estraneo alla versione arturiana e cavalleresca nata a metà anni '90. Una delle banalizzazioni più atroci che sono state fatte al bellissimo background di Warhammer. Si tratta di materiale pensato per essere utilizzato in Warhammer Fantasy Roleplay 1st edition (Martelli da Guerra). In certe parti si è preferita una traduzione non letterale per la leggibilità e l'estetica del testo. Spero di proseguire con la traduzione di questo materiale affascinante, maturo e profondo quanto bistrattato dal grande pubblico. Le incisioni sono un inserto mio personale.


A proposito di questo libro
Solo alcuni punti  che, credo, possano aiutare a fare chiarezza:

- Questo libro è gratuito e gratuitamente distribuibile.
- La compatibilità con WFB non è il suo obiettivo. Questo lavoro è basato sulla descrizione di Bretonnia presentata nel manuale di WFRP. Ciò che abbiamo messo insieme è tetro, divertente e occasionalmente anche innovativo.
- Se non ti piace qualcosa di questo libro, cambialo. È un tuo diritto creativo di farlo.
- Infine, questo non è il mondo ufficiale di WFRP, ma soltanto quello del GameMaster.

Spero che ti piacerà la nostra visione corrotta di Bretonnia.

Grazie.
Peter Butterworth (Coordinatore del progetto).

Prologo
Di Rory Naismith



'... e con un gran ruggito il drago cadde esalando il suo ultimo respiro.'
Il lettore fece roteare in aria il suo corto e lucente coltello, quindi lo conficcò nel duro tavolo di legno. Fece un tonfo che, con un po' d'immaginazione, poteva facilmente sembrare che avesse infilzato la gola di un drago. Un sussulto, che ben si confaceva al loro fiato spezzato, sorse tra i tre ascoltatori. Sentendosi fiero di se stesso, il lettore chinò lo sguardo sul libro e proseguì. Quella sera si aspettava qualche spicciolo di apprezzamento dal pubblico soddisfatto.
'Il prode Sir Agravain ricuperò e pulì la sua spada, avanzò nella tana fetida e dal pavimento cosparso d'ossa. Lì, egli svincolò la leggiadra e verginale donzella dai suoi orribili legacci, ed essa emise un dolce gemito... '
'Ed essa cosa?' Chiese una voca sgarbata.
Il lettore ebbe un lieve sussulto, la sua immaginazione si arrestò bruscamente. L'avvizita foresta di Sir Agravain e la sua dama svanirono dalla vista, lasciandolo seduto a un tavolo scheggiato nella penombra, in una taverna puzzolente in una notte fredda.
'Ed essa emise un dolce gemito. Questo è quello che fanno le leggiadre, virginali donzelle quando vengono liberate da un impavido cavaliere vestito con un'armatura scintillante.'
Arnaud, l'oste, basso ma corpulento, incrociò le braccia e strinse gli occhi verso il lettore. La sua faccia sfregiata dal vaiolo fece contorcere nel disagio il giovane, mentre aspettava un qualche tipo di reazione. Alla fine Arnaud gnugnì sommessamento di disapprovazione per esternare il suo più sincero parere, controvoglia permise al lettore di continuare. Ma oramai la sospensione dell'incredulità si era dissolta.
Gemiti, dolcezza o altro non si sentivano dalle femmine dell'attività di Arnaud, ’Le Jardin d’Or’, e dal punto di vista suo e dei suoi clienti abituali, il meglio era lasciato per la cucina e la camera da letto. Quelle donne che venivano fatte entrare nella taverna erano legate da una restrittiva, ma non scritta, regola del silenzio e del rispettabile riserbo dalla conversazione tra uomini.
A modesto parere del lettore le storie di cavalleria non dovevano essere criticate e contestante. Chi era lui, o qualsiasi oste avvinazzato,  per emettere critiche a cospetto del grande Sir Agravain? Ma per aiutarsi a sfuggire dalle tribolazioni della vita quotidiana e, forse, guadagnare qualche soldo in più, continuò, determinato nel tentativo di salvare quanta più credibilità e spiccioli poteva.
'Ed essa emise un dolce gemito. Poi montarono il nobile destriero di Sir Agravain e cavalcarono attraverso la foresta per tre notti e tre giorni fino a che arrivarono dinanzi a un ponte angusto al di sopra d'un profondo fiume. Ma prima di questo fiume si trovarono davanti...'
'Un cavaliere in armatura nera, forse?'  tentò il soldato rasato che stava accovacciato su uno sgabello alla sinistra del lettore. Indossava una cotta di maglia e un pettorale fortemente consunto, un elmo ammaccato riposava sopra il tavolo accanto alla sua coppa di vino.
'Può darsi' , rispose il lettore, cercando di non rovinare ulteriormente la storia per gli altri, rischiando di perdere tutta la paga a novella finita.
'Dovrai attendere e vedere.'  Sorrise alla sua risposta perspicace e si preparò ad andare avanti, ma fu nuovamente interrotto dal soldato, che si stava allegramente e lentamente ubriacando col vino rosso pesante di Arnaud.
'Si vestono sempre di nero, i cavalieri cattivi. Così che i cavalieri buoni possano riconoscersi tra loro e non uccidersi a vicenda nelle storie.' Bevve un altro sorso di vino, poi iniziò a parlare con un tono del tutto più serio e sobrio, i suoi occhi sembravano essere fissi su una distante e nauseante visione.
'Se solo fosse così.'
'Se solo fosse così che cosa?' Chiese Jean Manger, l'alto e longilineo contadino che veniva in taverna per spendere quelle poche monete che riusciva a risparmiare (o forse, come il lettore sospetta, rubare alla moglie) ogni settimana in vino e racconti di cavalleria. Veniva ad ascoltare le avventre di Sir Agravain ogni settimana da quando il lettore aveva iniziato, e avrebbe fatto del suo meglio a recitarle di nuovo per i suoi figli: i leoni, le streghe e i cavalieri neri li terrorizzavano ogni notte fino all'atterrito silenzio. Un uomo così buono e onesto che in Bretonnia potrebbe essere trovato a lavorare i campi di qualsiasi signorotto.
'E quando i cavalieri cattivi non vestono l'armatura nera?'
Il soldato guardò di traverso il contadino, alla luce tremolante del fuoco il suo volto sembrò essere smunto e afflitto. Guardò brevemente Jean, poi lo scheletrico e imberbe lettore, quindi gettò uno sguardo intorno all'intero piccolo cerchio di uomini che stavano ascoltando le famose e illustri avventure di Sir Agravain il Puro.
'Ci sono cavalieri buoni? Ci sono mai stati cavalieri buoni? Se uno dei cavalieri che ho conosciuto avesse scoperto una donzella  nella tana di un leone l'avrebbe lasciata lì a marcire, oppure avrebbe mandato uno come me a uccidere il leone per suo conto. E che gli dèi proteggano quella ragazza che viene salvata da un cavaliere bretoniano.'
Le guance arrossate dal vento di Jean s'imporporirono ancor di più per tale affronto al suo eroe, ma il soldato lo zittì con uno sguardo di pietra e una mano alzata. Era deciso a dire la sua.
'Se tu avessi visto le cose che ho visto io', proseguì, 'la penseresti diversamente a proposito dei nostri audaci cavalieri. Sono sempre spronti a riempirsi di bottino - in oro e in donne - come un guerriero di ventura riscuote il soldo. E questo non è tutto: sul campo di Charentaine li vidi calare sui loro stessi uomini che erano fuggiti dinanzi al nemico, tagliare le loro gole come voi, miei bravi amici contadini, potreste preparare un maiale per la vostra cena.
'Vuoi dire', iniziò Jean, chiedendosi se avesse osato offendersi per la calunnia del veterano alla sua storia preferita (la sua miglior scusa per sottrarsi alla moglie per una sera).
'Che tutte queste storie di cavalleria sono fasulle?'
Prima che il soldato potesse parlare di nuovo, una voce risuonò da un angolo della taverna. fuori dal circolo degli ascoltatori. Era matura e distinta, un grido lontano dal duro accento provinciale di altri visitatori de Le Jardin d'Or, era la voce di uno che conosceva la cavalleria più dai libri e dai racconti che non dai sanguinosi campi di battaglia.
'Fandonie? Tu pensi di ascoltare fandonie? Questo barbone d'un fantaccino pensa che le eccellenze del Regno non siano migliori di lui, assassini a sangue freddo e mercenari?
L'irsuto soldato si alzò a metà per affrontare il nuovo interlocutore mentre avanzava lungo la stanza. Fino ad allora era stato seduto in silenzio in un angolo, meditabondo giocherellava con un medaglione adornato di pietre preziose, che apriva di tanto in tanto ed esaminava con le mani tremanti. Dopo un po' anche Arnaud aveva smesso di prestargli attenzione. Era alto, magro e si muoveva con la grazia di un ballerino. Un mantello scuro e caldo e un cappello a tesa larga, entrambi insudiciati da un viaggio, lo nascondevano da occhi indiscreti. Gli avventori pensavano che si fosse vestito così perché intenzionato a lasciare il volto nascosto sotto un'ombra scura. Tutto ciò che si riusciva a vedere erano i suoi occhi, occasionalmente brillanti alla luce. Il medaglione pendeva da una piccola catena d'oro e, anche se ora stava infilata dentro la manica, continuava a brillare intorno al suo polso.
'Osi insultarmi? Tu che stavi al caldo e al sicuro mentre io versavo sangue in tuo nome?' ringhiò il soldato. Il vino gli conferiva coraggio ed eloquenza. Gli altri videro un coltello nella sua mano, non avevano dubbi che fosse solo uno dei tanti che portava occultati addosso. Il soldato era pronto a scagliare la piccola lama sullo sconosciuto. Ci fu un lampo improvviso e un ansimare di acciaio, il soldato cadde seduto stringendosi la mano sanguinante, strinse i denti sopportando il dolore. Il coltello cadde lentamente sul pavimento, l'affilatura lanciava riflessi nella luce del fuoco. Nelle mani dello sconosciuto c'era uno stocco deliziosamente bilanciato, sul bordo aveva alcune macchie di sangue fresco. Brillava di una luce propria, gli avventori si resero conto che non era un'arma con la quale scherzare, era, se non altro, il tipo di spada che Sir Agravain avrebbe potuto brandire ai giorni nostri. Un Sir Agravain che si aspettava di combattere duelli piuttosto che draghi.
Per un istante tutto restò fermo e silenzioso, salvo le imprecazioni che il soldato lanciava per la sua mano ferita. Poi lo sconosciuto fece un passo indietro e, prendendo un fazzoletto di pizzo da una tasca, pulì la lama e la ripose nel fodero sotto il mantello. Per un istante le buone vesti di seta dello sconosciuto brillarono. Dopo aver fatto un passo indietro e aver lasciato che la solennità della sua presenza colasse a picco, parlò di nuovo.
'Oh, per favore, non sentirti offeso, robusto soldato. Non ho alcun dubbio che tu abbia ignorato tali irrisorie ferite l'ultima volta che ti sei sbarbato. E sugli uomini del tuo genere che la sicurezza del nostro Regno poggia fiera.Come stavo dicendo prima di essere interrotto, pensi che un cavaliere che si rispetti si getti sui ranghi serrati del nemico mentre ci sono altri a farlo per suo conto? Similmente a me, la nobiltà di questa terra limita i suoi eccessi marziali ad allenarsi nella scherma, alle giostre, oppure, se è avventurosa o temeraria, al duello d'onore.'
Lo sconosciuto si fermò un momento, incitato da qualcosa che aveva appena detto , piegò nuovamente la mano come se volesse raggiungere il medaglione nella manica. Si fermo all'ultimo istante. Nessuno degli altri avventori osò parlare a sproposito, l'uomo emanava un'aura di autorità che loro erano stati educati a venerare, ma era chiaro che le ultime parole gli avevano risvegliato una memoria triste. La cacciò in un attimo e finì in fretta
'E tu credi che la corazza di un cavaliere possa resistere a palle di cannone, dardi di balestre, piombo di moschetti o a colpi di spade e scuri ben assestati? Siamo tutti uomini di carne e ossa e oggidì, in quest'epoca, le armature sono giustamente relegate ai cortei sfarzosi e ai tornei per la gioia delle nobili signore. Queste attività sono assai più regolamentate e la faccenda è più tranquilla di quanto si possa immaginare, in parte perché non osiamo rischiare la morte o il disagio delle eccellenze del Regno, e in parte perché le nobili dame si agitano e svengono per via dei loro corsetti troppo stretti. Sei stato fortunato ad assistere a una carica di cavalleria vecchio stile a Charentaine, sebbene se in quell'occasione vi fu davvero un buon motivo per il quale portammo battaglia. Vuoi ricordarlo, per piacere, o ti sfugge dalla memoria?'

Proferì queste ultime parole con una nota di arroganza. Gli altri videro un'espressione di dolore sul volto del soldato, come se si sforzasse a rispondere, intanto continuava a cullare la sua mano insanguinata.
'Lo sai benissimo chi erano quelli che uccidevano e riducevano a brandelli, damerino bastardo!
'Sì?' Rispose l'uomo alto mantenendo saldo il controllo della situazione.
'Non furono i soli, ricordo. Anche voi stavate uccidendo, facendo a pezzi, sparando, accoltellando e razziando inezie dalle tasche dei cadaveri dopo la battaglia. Narra a questi ospiti contro quale tremendo nemico combattesti fianco a fianco ai cavalieri del Regno, in una battaglia essenziale per la sicurezza del Gran Reame di Bretonnia.'
Un rigidi silenzio cadde sulla locanda, Jean, il lettore e Arnaud scrutarono insieme l'ancora ignoto sconosciuto e il soldato. Notarono la mano dello sconosciuto muovere poco a poco nuovamente verso l'elsa dello stocco. Le guance del soldato erano rigate di lacrime mentre si sforzava a parlare.
'Erano contadini! Braccianti del signore che servivo! Si ribellarono e uccisero un esattore delle tasse che aveva tentato di prendersi tutto il cibo mezzo marcio che avevano messo da parte, e per questo sono dovuti morire. Contadini bretoniani affamati e disperati costretti alla rivolta da parassiti come te.' Il soldato si guardò lo sbigottito pubblico e tacque. Nascose il suo viso tra le mani e inizò a piangere come un bambino.
Il lettore, era soltanto un umile scriba non avvezzo a tali dure realtà, chiuse il suo libro e lo posò sul tavolo. Lo guardò come se fosse velenoso. Per qualche motivo non sentiva più giusto leggere quelle storie, gioire per le gloriose gesta di uomini pronti a dare battaglia ai propri inermi e denutriti contadini.
Jean guardò incredulo il soldato. Aveva sentito raccontare dalla sorella di sua moglie gli eventi di Charentaine, ma da quello che aveva sentito i nobili scesero in battaglia contro un pericoloso attacco perpetrato da spie straniere, o forse da schiavi di una strega. Se quello che il soldato aveva detto era vero, allora c'era possibilità, se un inverno rigido o un cattivo raccolto lo avessero privato dal cibo sufficiente sia per soddisfare il suo padrone, sia per sfamare la sua famiglia, che anche lui si sarebbe trovato così? Il solo pensiero lo fece restare di ghiaccio.
'Noto che ho turbato il vostro divertimento', disse lo sconosciuto guardando il libro sul tavolo e il soldato piangente. Il medaglione ingioiellato tornò nella sua mano, ma lui ne sembrava inconsapevole.
'Ma ho voluto mostrarvi la verità, svelare le bugie che nascondono queste storie gloriose e gli ornamenti scintillanti coi quali noi signori ci mascheriamo.'
'Quello che stai dicendo è tradimento. Perché ce lo stai dicendo?' chiese Arnaud, sempre prudente a proposito dei problemi che avvenivano dentro la sua locanda.
'Cosa ci impedisce di andare fuori e raccontare a tutti quello che hai appena detto facendo scoppiare un'altra rivolta...' ed esitando un attimo aggiunse, 'Mio signore?'
'Ve l'ho detto perché devo dirlo a qualcuno. Il senso di colpa e la coscienza devono essere soddisfatti in qualche modo, e quest'opportunità è buona quanto un'altra.'  Gli mancò la voce, gettò i suoi occhi verso il basso per nascondere completamente il suo viso.
'Una volta non mi importava nulla di te, nulla di nessuno che stesse fuori dai muri della mia tenuta o dai perimetro del palazzo d'Oisillon. Posso dire che ero felice? Se i ciechi sono felici per non aver mai visto, allora io ero felice. Ma fu tre mesi orsono l'albore del mio capire. Ero con te a Charentaine, soldato, non ricordi il nome dell'uomo che servivi? Lo hai mai saputo?
Il soldato lo guardò, l'odio nei suoi occhi. 'No.', rispose. 'Non conosco il suo nome. Tutto ciò che so è che mi ha pagato e che ho fatto il mio lavoro.'
Guardo alla sua destra e alla sua sinistra incontrando le disgustate e incredule espressioni degli altri avventori. Iniziavano a capire da soli quello che il soldato aveva fatto: la sua faccia sembrava coperta di sangue.
'Pensi che io sia orgoglioso delle vite che ho preso a Charentaine?' quasi gridò, non allo sconosciuto in particolare, non ai tre spettatori, piuttosto a se stesso 'Cosa dovevo fare?'
'Tu', disse lo sconosciuto, più calmo del soldato e con la voce quasi scevra dai sentimenti, 'Sei stato pagato per servire come hai servito. E questo cosa fa di me? Fu il mio balivo a essere ucciso da quei contadini mentre eseguiva i miei ordini. Assoldai dei mercenari per uccidere il mio stesso vassallo e ho anche preso parte in prima persona al massacro. Mi sentivo... bene, sul momento, da cavalcare e ridere e uccidere come un cavalieri dei tempi antichi. Cercavo di convincermi che non erano persone quelle che stavo massacrando. Suppongo che la celata della mia armatura ha fatto più che i bloccare i colpi del nemico. Fintanto che indossavo l'armatura, cavalcavo il destriero e di tanto in tanto faceva qualche patetico gesto cavalleresco, io ero l'ennesimo Sir Agravain e nessuno poteva contraddirmi.'
La mano guantata giocava freneticamente col medaglione, lo faceva ruotare frebbilmente ora in un verso ora in un altro. Egli era inconsapevole di ciò che stava facendo, ma gli altri inchiodarono i loro sguardi su di esso, cercando qualsiasi scusa per non guardare in faccia lo sconosciuto. Notò che i loro sguardi erano rivolti alla sua mano e rabbrividendo smise di giocare col medaglione. I suoi occhi si spalancarono mentre sollevandolo lo osservava. Tirò su il medaglione e mentre lo guardava da vicino una tenerezza nuova apparì sul suo volto e per un istante il lettore credette di veder scintillare una lacrima. Lo sconosciuto parlò ancora:
'Ma non è a Charentaine che il mio mondo è morto, anche se è lì che ha iniziato a corrompersi. Per tutto ciò disprezzo me stesso e le mie azioni passate. Mi sono trovato davanti soltanto parole di elogio per la mia azione ferma e la mia audace schermaglia nella battaglia di Charentaine. Col passare del tempo avrei potuto anche andare oltre e tirare avanti come ho sempre fatto. Tuttavia, non me la sono sentita.' Con un sospiro si appoggiò allo schienale e fece una pausa prima di dire a unu branco di contadini il segreto del suo dolore. Ma quel mondo ora non c'era più e il senso di colpa e il dolore avevano sopraffatto ogni traccia di decoro che era ancora in lui. Prima di parlare, comunque, sollevò il medaglione alla luce e lo aprì. Gli spettatori sbirciarono e videro il minuscolo e perfettamente eseguito ritratto di una bellissima donna, sullo sfondo blu del cielo c'erano alcune ditate di sangue.
'Io l'amavo, una volta. Come lo hanno fatto molti altri. Sono stato portato via da qualcosa di più forte che le parole e le insignificanti sottigliezze dell'onore. Presi la vita a un altro uomo per lei, e del fratello di quest'ultimo che cercava vendetta. Non c'era sangue a sufficienza sulle mie mani, ma quando lei fu disgustata e sconvolta da ciò che avevo fatto in suo nome, e mi disprezzò, era più di quanto potessi sopportare.'
Istantaneamente l'amarezza e l'acredine si impadronirono della voce dello sconosciuto, le sue dita divennero bianche quando strinse più forte la catena del medaglione.
'L'ho uccisa. Un momento di imbecillità, viziato dalla rabbia, e lei se ne è andata per sempre. Questo gingillo è tutto ciò che mi rimane. È tutto finito ora. Per quanto mi sforzi, niente sarà mai come prima. Per troppo tempo sono stato abbagliato, assuefatto e avventato, e io non sono né in grado né disposto a tornare indietro. Voglio dimenticare me stesso e il mondo che mi ha creato. E, per rispondere alla tua domanda sul perché non scoppierà una rivolta, è perché nessuno crederà mai a ciò che dici.'
'Cosa intendi dire con nessuno ci crederà mai?', chiese il lettore restio a credere che un gentiluomo  come siffatto sconosciuto avrebbe potuto compiere quello che aveva appena detto.
Lo sconosciuto rise debolmente 'Non vedi? Bugie e insensate sciarade sono tutto ciò che si trova nelle persone di Bretonnia - persone che sono cadute a Charentaine - e la crudeltà dei loro signori. Signori come me. Se si dovesse infrangere il sogno - come per me è stato distrutto e, temo, come ho distrutto il vostro - in tal caso la gente si sveglierebbe da un incubo.
'Allora', disse pacatamente Jean in seguito a una lunga pausa a causa dei suoi ansiosi pensieri 'Per cosa viviamo noi? Cosa può fare l'uomo comune come me se è tutta una presa in giro per farci stare buoni? E fino a che punto arriverà tutto ciò, mio signore? Come possiamo fidarci di qualcuno?
Prima che lo sconosciuto potesse rispondere, il soldato, col pianto ora sotto controllo, parlò ad alta voce. 'No! Non puoi fidarti di nessuno! In questa maledetta terra dove i signori massacrano i propri braccianti che si rifiutano di dare il loro ultimo boccone di grano, dove streghe ed assassini stanno furtivi tra le ombre, dove anche i santi e i sacerdoti non sono altro che bugiardi e ingannatori... qual speranza ci rimane? Nessuna. Possiamo sopravvivere solo essendo più crudeli e subdoli degli altri, questo è quanto viene fuori quando si cala la maschera.'
Il soldato si alzò piano, i suoi occhi arrossati e lucidi dal dolore nella sua mano e nel suo cuore. Iniziò a camminare lentamente verso la porta della locanda. Lo sconosciuto, mentre il soldato passava, gli posò una mano sulla spalla. Si tirò indietro la manica, sciolse la catena d'oro e consegnò il medaglione al soldato. Per un istante egli esitò, incerto se rinunciare a quel pegno di vita malfamata davanti a lui. Infine lo sconosciuto glielo spinse nella mano sana e disse 'Per favore, prendilo. È meglio che io dimentichi. La sua bellezza ti sia di conforto, come una volta lo era per me.'  Poi si voltò e stava per uscir fuori da Le Jardin d'Or, quando il lettore lo chiamò. 'Aspetta! Qual è il tuo nome, mio signore?' Il lettore attirò gli sguardi taglienti degli altri avventori: persino in quel momento c'erano talune antiche usanze che essi non amavano veder violate.
'Il mio nome' rispose con voluta lentezza, 'non ha più importanza.'  Si voltò per affrontare il lettore e gli si avvicinò 'Ma se sei determinato a volerlo sapere, in tal caso te lo dirò...'  Lo sconosciuto si chinò in avanti e disse il suo nome al lettore. Tuttavia quest'ultimo non percepì quanto era stato detto, poiché notò gridando che il volto del signore, così a lungo tenuto in ombra, era nero come la pace, rozzo e screziato, la pelle di una bestia. Mentre lo sconosciuto si tirava indietro, sorrise e disse a bassa voce:
'Guarda come le mie azioni mi hanno segnato'
Il lettore non parlà mai di ciò che aveva visto, restò scioccato senza battere ciglio, così lo sconosciuto uscì dalla locanda. Nessuno degli altri lo aveva visto in faccia così da vicino da essere in grado di riconoscerlo. Non che qualcuno nella locanda si augurasse o si aspettasse di rivederlo di nuovo. Lo sconosciuto, mischiatosi perfettamente con le ombre, era morto nella notte come un brutto sogno.
Tutti gli altri sentirono che era arrivato il momento di mettere fine alla serata e di ritirarsi nella confortevole normalità delle proprie case e dei propri letti. Il soldato, dopo aver osservato per alcuni minuti il medaglione che lo sconosciuto gli aveva dato, lo fece scivolare in una piccola borsa che teneva nascosta nel retro dello stivale in modo che nessun ladro potesse trovarla. Si diresse fuori dalla locanda senza aggiungere una parola.
Arnaud, l'oste, fece il giro per la pulizia della notte, Jean mormorò una buonanotte e uscì fuori furtivamente chiedendosi se fosse il caso di raccontare a sua moglie a sua sorella quello che aveva sentito. Decise di non farlo: erano cose che non avrebbe mai voluto sapere, non intendeva diffonderle.
Il lettore fu l'ultimo a uscire, dopo essere rimasto seduto a lungo riguardando il libro di storie cavalleresche posto sul tavolo. Quando finalmente si alzò per andarsene sentì i grugniti di impazienza di Arnaud. di sottofondo.  Si fermò un istante accanto al fuoco che andava spegnendosi e lasciò cadere il libro delle avventure di di Sir Agravain sulle braci ardenti. Prendendo fuoco fu presto ridotto in cenere e dimenticato.

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